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04 Novembre 2009
Posted in
Orge
Se m’ero deciso per la convivenza con Uliana, era stato esclusivamente perché, mentre era schiva e ponderata nella routine quotidiana, al contrario diventava disinibita e troia a letto. Ogni fantasia che scaturiva da uno di noi due la sperimentavamo. Il titolare dello sexi shop s’era arricchito con i nostri soldi, non c’era oggetto erotico che non avessimo acquistato e provato nelle nostre scatenate performance sul materasso.
Per il suo ultimo compleanno gli avevo fatto il regalo che m’aveva chiesto: eravamo andati in casa d’una prostituta che sapevo lesbica, Uliana s’era lasciata sedurre fino al punto che anche lei aveva voluto leccarle la fica. Io le guardavo nudo, arrapato e con il cazzo in tiro, impegnate in un sessantanove con Uliana sopra. Anche la professionista aveva goduto, pure per lei eravamo stati un regalo inaspettato. Ad un cenno d’Uliana m’ero inginocchiato dietro il suo bel culo, la donna per incanto aveva tirato fuori da sotto due braccia come tentacoli, per poi dilatarle con le mani il solco, e dopo averli appoggiato gli indici ai margini del buchetto, l’aveva spalancato facendomi vedere la lucida carne rosa ed io sapendo quanto le piaceva, avevo cominciato a leccarglielo. Quando sotto le carezze delle nostre due lingue aveva urlato il suo piacere nella fica dell’altra, l’avevo inculata di botto, affondandogli in cazzo all’interno dello sfintere e poi su verso l’intestino, cominciando un furioso andirivieni. Dopo avere sborrato avevo continuato fino a che il mio orgasmo stava quasi trasformandosi in sofferenza, allora m’ero tolto, rimanendo però ad osservare la prostituta, che si teneva schiacciato contro il viso il sesso d’Uliana, andando a raccogliere con la lingua lo sperma che scendendo dal pertugio dilatato s’incanalava lungo le labbra della fica.
Di punto in bianco Uliana non aveva più voglia di fare sesso e se acconsentiva lo faceva svogliatamente. La cosa m’era parsa da subito strana, c’era qualche cosa nel suo comportamento che non mi convinceva. I nostri dissapori li avevamo sempre sotterrati a letto Uliana ne aveva costantemente una gran voglia, invece ora era diventata scontrosa. Dovevo cercare di capire meglio.
Dava ripetizioni d’informatica, inglese e spagnolo a domicilio e m’aveva raccontato di avere due allievi, fratelli fra di loro, che la facevano stancare molto per la loro negligenza.
Seguendola, giunsi a rimorchio di lei ad un capannone con una scassatissima insegna “Scuola Aerobica”. Lei entrò ed io cercai una via d’accesso alternativa. Trovai una piccola finestra, che cedette sotto la mia spinta, che dava all’interno d’un vano pieno di cianfrusaglie, che serviva da ripostiglio per stracci, secchi e scope. Di lì s’udivano distintamente musica e molte voci, fra le quali spiccò l’inconfondibile risata di Uliana.
Dopo un po’ le voci ed il suo riso cessarono, s’udiva solo la musica, poi mugolii, gemiti sommessi, e respiri ansanti. Decisi, già eccitato, di socchiudere la porta e quei rumori d’orgia in corso si fecero più distinti.
Di sicuro Uliana non era li per fare supplenze scolastiche. Spinsi la porta per aprirla di qualche centimetro in più, e vidi una scena che non dimenticheró mai.
Uliana, inginocchiata su una stuoia, con il vestito rivoltato sulla schiena, subiva gli assalti d’un mulatto aitante, probabilmente un Caraibico, che ansimava intanto che le sfilava e ripiantava nella fica, un cazzo dalle proporzioni notevoli. Lei gemeva e squittiva, sapevo che stava godendo, conoscevo troppo bene le sue reazioni in prossimità dell’orgasmo, infatti si stava strizzando un capezzolo fino al punto di mordersi le labbra per non urlare il dolore, che sadicamente si procurava, mischiato al piacere per la furiosa penetrazione.
Davanti a Uliana comparvero di colpo altre due persone appartenenti alla stessa razza di colui che la stava scopando. Uno era completamente nudo, mostrava un viso bellissimo quasi femmineo, un cazzo da urlo ed un paio di tette, che mi sarei precipitato subito a palpare e succhiare. L’altro, ultra quarantenne, aveva la maglietta prominente all’altezza dell’orlo inferiore, per il rigonfiamento prodotto dal cazzo.
Il trans s’allungò sulla stuoia con la testa sotto i suoi seni che s’abbassò per fargliele succhiare, lei abbandonò il capezzolo e con la mano con la quale lo strizzava impugnò il cazzo ed allungando il collo, dopo aver tirato fuori la lingua riuscì a leccargli la cappella. Il grigio osservava, accarezzandosi i testicoli. Seduti su di un divano altri due uomini si masturbavano senza foga, solo allo scopo di mantenere i sessi in tiro, uno era un ragazzo, forse un quindicenne che aveva però il pene sviluppato da uomo fatto, il socio, era anziano con i capelli ed i peli del petto grigi.
Ad un cenno di colui che stava scopando Uliana, il trans smise di leccarle le tette e prima d’alzarsi le permise di succhiarglielo un pochino, quattro o cinque lappatine, poi andò ad inginocchiarsi di fianco al culo della mia compagna, proprio nell’attimo che l’altro sborrava e lei emetteva un ululato di soddisfazione. Contemporaneamente s’era appropinquato il grigio che aveva messo il pene in bocca al trans, che stava liberando dalla custodia un preservativo col quale glielo aveva poi incappucciato, l’altro s’era sfilato dalla fica di mia moglie ribaltandosi sul fianco e mostrando il cazzo nudo; repentinamente il grigio aveva preso il suo posto senza neppure dare il tempo alla sborra del primo di colare; nel frattempo il bimbo s’era messo in ginocchio di fronte ad Uliana che gli aveva immediatamente preso l’uccello in bocca.
Capii che non era la prima volta che provavano quella coreografia, dai movimenti sincronizzati che facevano, infatti quello che aveva appena goduto andò a sedersi sul divano, nel posto lasciato libero da colui che si faceva succhiare il cazzo dal trans, per poi farsi mettere il preservativo e sostituire il grigio, immediatamente dopo che fosse venuto. Vidi Uliana con una faccina angelica, che mentre era stantuffata succhiava voracemente il pene del bimbo, che ad un certo momento le incrociò le dita dietro la nuca per imprimere al pompino un ritmo forsennato, sborrò insieme al grigio e come lei ebbe la bocca libera fu pronto un altro a riempirgliela.
Ancora una sborrata in bocca, un’altra nella fica; dovevano ancora godere il trans e l’ultimo Caraibico, il più smilzo di tutti, al quale però non fu messo il preservativo sul mostruoso cazzo nerboruto del quale era dotato.
Il trans si posizionò sotto Uliana nella tipica posizione del sessantanove ed iniziò a leccarla, mentre lei glielo prendeva in bocca, con gli occhi che non riuscivano a frenare lo sguardo libidinoso di femmina in calore, che finalmente viene soddisfatta.
Quello glielo incastrò nella vagina di prepotenza, lei urlò nel cazzo del trans, come se fosse un microfono, lui le afferrò le natiche e spalancò il solco, intanto che incrociava le cosce per impedirle di rimettersi il suo cazzo in bocca, tuttavia continuava a lapparle la fica; poi di colpo le fu tolto dalla fica, allora la sentii gemere di delusione e subito dopo implorare di sfondarla, di riempirla di sborra, di spaccarle il culo.
Mai avrei pensato potesse arrivare a tanto. Provvidero subito ad accontentarla, tuttavia dimostrarono il loro affiatamento poiché due di loro provvidero ad incastrarle la testa fra le cosce del trans, per impedirle di morderlo. Quello che le stava dietro glielo infilò nuovamente in fica stando con la schiena piegata all’indietro per dar modo al bimbo di leccare per bene il buco del culo di Uliana, che il trans teneva dilatato al massimo.
Il bimbo si tolse, lo smilzo glielo levò nuovamente dalla guaina e lei si rimise ad implorare, mentre lui con gesti che dimostravano una lunga pratica le appoggiava la parte inferiore della cappella poco sotto l’osso sacro, tenendo il polpastrello del pollice premuto sulla parte superiore del glande, lo spinse il giù fino a che venne a contatto con il buco ed allora pressò in avanti le natiche. Lei fece per urlare con tutto il fiato che aveva nei polmoni, ma due mani avevano previsto il suo sfogo, tappandole la bocca, intanto che la verga nodosa, centimetro dopo centimetro le entrava nell’intestino.
Uno dei due che l’avevano immobilizzata le parlò all’orecchio, poi la lasciarono libera, il trans le permise di riprendere il suo cazzo in bocca, mentre gli altri due le consegnarono i loro, uno per mano. La nerchia dello smilzo ormai era entrata tutta e lui aveva cominciato il normale andirivieni, mentre il bimbo creandosi lo spazio fra la natica di Uliana ed i testicoli dell’uomo che l’inculava, era riuscito incastrarle quattro dita nella fica rovistandogliela crudelmente, lasciando al trans il compito d’occuparsi con la sua lingua esperta, del clitoride.
Ero stufo di masturbarmi, l’avevo fatto per ben due volte, allora col cazzo duro svettante, che mi servì da lascia-passare, mi presentai. Nessuno di loro si meravigliò, tanto meno la mia convivente che continuava nel sessantanove, fagocitando nel suo sfintere quella clava fuori serie. Lo smilzo di colpo rimase immobile con i peli a contatto delle natiche di Uliana e cominciò a sborrare, ansimando a bocca spalancata, dentro la quale un caraibico, che stava finendo di farsi una sega, introdusse il suo pene, eiaculando immediatamente. Ingoiando il succo dell’orgasmo dell’altro, lo smilzo, liberò il culo di Uliana da quel dolorosamente piacevole ingombro, allora s’udì un rumore di risucchio e l’ano della mia compagna si presentò allora orribilmente dilatato, come la bocca dei satiri delle fontane, con la differenza che, anziché gettare acqua, lo sfintere della mia convivente vomitava sperma, che il trans sorbiva golosamente.
Ancora disse Uliana che si mise a sessantanove con il primo che l’aveva chiavata, allora il trans alloggiò il bel cazzo nel suo culo slabbrato ed io, non resistendo alla tentazione inculai lui, togliendomi la soddisfazione di brancicare le sue meravigliose tette al silicone.
Feci una delle più intense godute della mia vita e venni contemporaneamente al trans, poi ci facemmo pulire i cazzi, punteggiati dagli escrementi, dalla lingua di Uliana.
Fu l’unica penitenza che le imposi per il suo spropositato peccato di lussuria.
Anch’io m’iscrissi a quella particolare scuola di ballo, Uliana ed io avevamo capito che il fare sesso soltanto fra noi due, sarebbe stato niente più che un necessario sfogo fisiologico.
Nuovi orizzonti erotici c’erano stati spalancati e noi eravamo pronti a fare delle esperienze estreme.
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