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Buona lettura e speriamo di farti passare dei momenti piacevoli in nostra compagnia...

Uliana

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Se m’ero deciso per la convivenza con Uliana, era stato esclusivamente perché, mentre era schiva e ponderata nella routine quotidiana, al contrario diventava disinibita e troia a letto. Ogni fantasia che scaturiva da uno di noi due la sperimentavamo. Il titolare dello sexi shop s’era arricchito con i nostri soldi, non c’era oggetto erotico che non avessimo acquistato e provato nelle nostre scatenate performance sul materasso.

Per il suo ultimo compleanno gli avevo fatto il regalo che m’aveva chiesto: eravamo andati in casa d’una prostituta che sapevo lesbica, Uliana s’era lasciata sedurre fino al punto che anche lei aveva voluto leccarle la fica. Io le guardavo nudo, arrapato e con il cazzo in tiro, impegnate in un sessantanove con Uliana sopra. Anche la professionista aveva goduto, pure per lei eravamo stati un regalo inaspettato. Ad un cenno d’Uliana m’ero inginocchiato dietro il suo bel culo, la donna per incanto aveva tirato fuori da sotto due braccia come tentacoli, per poi dilatarle con le mani il solco, e dopo averli appoggiato gli indici ai margini del buchetto, l’aveva spalancato facendomi vedere la lucida carne rosa ed io sapendo quanto le piaceva, avevo cominciato a leccarglielo. Quando sotto le carezze delle nostre due lingue aveva urlato il suo piacere nella fica dell’altra, l’avevo inculata di botto, affondandogli in cazzo all’interno dello sfintere e poi su verso l’intestino, cominciando un furioso andirivieni. Dopo avere sborrato avevo continuato fino a che il mio orgasmo stava quasi trasformandosi in sofferenza, allora m’ero tolto, rimanendo però ad osservare la prostituta, che si teneva schiacciato contro il viso il sesso d’Uliana, andando a raccogliere con la lingua lo sperma che scendendo dal pertugio dilatato s’incanalava lungo le labbra della fica.

Di punto in bianco Uliana non aveva più voglia di fare sesso e se acconsentiva lo faceva svogliatamente. La cosa m’era parsa da subito strana, c’era qualche cosa nel suo comportamento che non mi convinceva. I nostri dissapori li avevamo sempre sotterrati a letto Uliana ne aveva costantemente una gran voglia, invece ora era diventata scontrosa. Dovevo cercare di capire meglio.

Dava ripetizioni d’informatica, inglese e spagnolo a domicilio e m’aveva raccontato di avere due allievi, fratelli fra di loro, che la facevano stancare molto per la loro negligenza.

Seguendola, giunsi a rimorchio di lei ad un capannone con una scassatissima insegna “Scuola Aerobica”. Lei entrò ed io cercai una via d’accesso alternativa. Trovai una piccola finestra, che cedette sotto la mia spinta, che dava all’interno d’un vano pieno di cianfrusaglie, che serviva da ripostiglio per stracci, secchi e scope. Di lì s’udivano distintamente musica e molte voci, fra le quali spiccò l’inconfondibile risata di Uliana.

Dopo un po’ le voci ed il suo riso cessarono, s’udiva solo la musica, poi mugolii, gemiti sommessi, e respiri ansanti. Decisi, già eccitato, di socchiudere la porta e quei rumori d’orgia in corso si fecero più distinti.

Di sicuro Uliana non era li per fare supplenze scolastiche. Spinsi la porta per aprirla di qualche centimetro in più, e vidi una scena che non dimenticheró mai.

Uliana, inginocchiata su una stuoia, con il vestito rivoltato sulla schiena, subiva gli assalti d’un mulatto aitante, probabilmente un Caraibico, che ansimava intanto che le sfilava e ripiantava nella fica, un cazzo dalle proporzioni notevoli. Lei gemeva e squittiva, sapevo che stava godendo, conoscevo troppo bene le sue reazioni in prossimità dell’orgasmo, infatti si stava strizzando un capezzolo fino al punto di mordersi le labbra per non urlare il dolore, che sadicamente si procurava, mischiato al piacere per la furiosa penetrazione.

Davanti a Uliana comparvero di colpo altre due persone appartenenti alla stessa razza di colui che la stava scopando. Uno era completamente nudo, mostrava un viso bellissimo quasi femmineo, un cazzo da urlo ed un paio di tette, che mi sarei precipitato subito a palpare e succhiare. L’altro, ultra quarantenne, aveva la maglietta prominente all’altezza dell’orlo inferiore, per il rigonfiamento prodotto dal cazzo.

Il trans s’allungò sulla stuoia con la testa sotto i suoi seni che s’abbassò per fargliele succhiare, lei abbandonò il capezzolo e con la mano con la quale lo strizzava impugnò il cazzo ed allungando il collo, dopo aver tirato fuori la lingua riuscì a leccargli la cappella. Il grigio osservava, accarezzandosi i testicoli. Seduti su di un divano altri due uomini si masturbavano senza foga, solo allo scopo di mantenere i sessi in tiro, uno era un ragazzo, forse un quindicenne che aveva però il pene sviluppato da uomo fatto, il socio, era anziano con i capelli ed i peli del petto grigi.

Ad un cenno di colui che stava scopando Uliana, il trans smise di leccarle le tette e prima d’alzarsi le permise di succhiarglielo un pochino, quattro o cinque lappatine, poi andò ad inginocchiarsi di fianco al culo della mia compagna, proprio nell’attimo che l’altro sborrava e lei emetteva un ululato di soddisfazione. Contemporaneamente s’era appropinquato il grigio che aveva messo il pene in bocca al trans, che stava liberando dalla custodia un preservativo col quale glielo aveva poi incappucciato, l’altro s’era sfilato dalla fica di mia moglie ribaltandosi sul fianco e mostrando il cazzo nudo; repentinamente il grigio aveva preso il suo posto senza neppure dare il tempo alla sborra del primo di colare; nel frattempo il bimbo s’era messo in ginocchio di fronte ad Uliana che gli aveva immediatamente preso l’uccello in bocca.

Capii che non era la prima volta che provavano quella coreografia, dai movimenti sincronizzati che facevano, infatti quello che aveva appena goduto andò a sedersi sul divano, nel posto lasciato libero da colui che si faceva succhiare il cazzo dal trans, per poi farsi mettere il preservativo e sostituire il grigio, immediatamente dopo che fosse venuto. Vidi Uliana con una faccina angelica, che mentre era stantuffata succhiava voracemente il pene del bimbo, che ad un certo momento le incrociò le dita dietro la nuca per imprimere al pompino un ritmo forsennato, sborrò insieme al grigio e come lei ebbe la bocca libera fu pronto un altro a riempirgliela.

Ancora una sborrata in bocca, un’altra nella fica; dovevano ancora godere il trans e l’ultimo Caraibico, il più smilzo di tutti, al quale però non fu messo il preservativo sul mostruoso cazzo nerboruto del quale era dotato.

Il trans si posizionò sotto Uliana nella tipica posizione del sessantanove ed iniziò a leccarla, mentre lei glielo prendeva in bocca, con gli occhi che non riuscivano a frenare lo sguardo libidinoso di femmina in calore, che finalmente viene soddisfatta.

Quello glielo incastrò nella vagina di prepotenza, lei urlò nel cazzo del trans, come se fosse un microfono, lui le afferrò le natiche e spalancò il solco, intanto che incrociava le cosce per impedirle di rimettersi il suo cazzo in bocca, tuttavia continuava a lapparle la fica; poi di colpo le fu tolto dalla fica, allora la sentii gemere di delusione e subito dopo implorare di sfondarla, di riempirla di sborra, di spaccarle il culo.

Mai avrei pensato potesse arrivare a tanto. Provvidero subito ad accontentarla, tuttavia dimostrarono il loro affiatamento poiché due di loro provvidero ad incastrarle la testa fra le cosce del trans, per impedirle di morderlo. Quello che le stava dietro glielo infilò nuovamente in fica stando con la schiena piegata all’indietro per dar modo al bimbo di leccare per bene il buco del culo di Uliana, che il trans teneva dilatato al massimo.

Il bimbo si tolse, lo smilzo glielo levò nuovamente dalla guaina e lei si rimise ad implorare, mentre lui con gesti che dimostravano una lunga pratica le appoggiava la parte inferiore della cappella poco sotto l’osso sacro, tenendo il polpastrello del pollice premuto sulla parte superiore del glande, lo spinse il giù fino a che venne a contatto con il buco ed allora pressò in avanti le natiche. Lei fece per urlare con tutto il fiato che aveva nei polmoni, ma due mani avevano previsto il suo sfogo, tappandole la bocca, intanto che la verga nodosa, centimetro dopo centimetro le entrava nell’intestino.

Uno dei due che l’avevano immobilizzata le parlò all’orecchio, poi la lasciarono libera, il trans le permise di riprendere il suo cazzo in bocca, mentre gli altri due le consegnarono i loro, uno per mano. La nerchia dello smilzo ormai era entrata tutta e lui aveva cominciato il normale andirivieni, mentre il bimbo creandosi lo spazio fra la natica di Uliana ed i testicoli dell’uomo che l’inculava, era riuscito incastrarle quattro dita nella fica rovistandogliela crudelmente, lasciando al trans il compito d’occuparsi con la sua lingua esperta, del clitoride.

Ero stufo di masturbarmi, l’avevo fatto per ben due volte, allora col cazzo duro svettante, che mi servì da lascia-passare, mi presentai. Nessuno di loro si meravigliò, tanto meno la mia convivente che continuava nel sessantanove, fagocitando nel suo sfintere quella clava fuori serie. Lo smilzo di colpo rimase immobile con i peli a contatto delle natiche di Uliana e cominciò a sborrare, ansimando a bocca spalancata, dentro la quale un caraibico, che stava finendo di farsi una sega, introdusse il suo pene, eiaculando immediatamente. Ingoiando il succo dell’orgasmo dell’altro, lo smilzo, liberò il culo di Uliana da quel dolorosamente piacevole ingombro, allora s’udì un rumore di risucchio e l’ano della mia compagna si presentò allora orribilmente dilatato, come la bocca dei satiri delle fontane, con la differenza che, anziché gettare acqua, lo sfintere della mia convivente vomitava sperma, che il trans sorbiva golosamente.

Ancora disse Uliana che si mise a sessantanove con il primo che l’aveva chiavata, allora il trans alloggiò il bel cazzo nel suo culo slabbrato ed io, non resistendo alla tentazione inculai lui, togliendomi la soddisfazione di brancicare le sue meravigliose tette al silicone.

Feci una delle più intense godute della mia vita e venni contemporaneamente al trans, poi ci facemmo pulire i cazzi, punteggiati dagli escrementi, dalla lingua di Uliana.

Fu l’unica penitenza che le imposi per il suo spropositato peccato di lussuria.

Anch’io m’iscrissi a quella particolare scuola di ballo, Uliana ed io avevamo capito che il fare sesso soltanto fra noi due, sarebbe stato niente più che un necessario sfogo fisiologico.

Nuovi orizzonti erotici c’erano stati spalancati e noi eravamo pronti a fare delle esperienze estreme.

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Un angelo nel bosco

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Come solitamente facevo alla domenica, passeggiavo in bicicletta nella campagna dove io abitavo. Mi piaceva molto andarci, il profumo di erba mi inebriava ed il vento mi spettinava all'aria i capelli. Era un toccasana per me dopo aver lavorato un'intera settimana sempre davanti al computer. Come detestavo dare sempre le medesime cose, cominciavo ad annoiarmi ma decisi che era meglio non pensarci, quindi mi concentrai nei profumi che la campagna sprigionava. Mi rilassai e pensai alle belle cose.
Stavo pedalando quando da lontano, in un bosco poco distante vidi un ragazzo. Mi parve fosse nudo. Era in piedi e si stava accarezzando, a quanto sembrava. La curiosità era sempre stato il mio forte. Mi fermai a guardare meglio. Peccato non avessi il binocolo ma non per questo si vedeva male. Era proprio un ragazzo che si stava accarezzando, non mi sbaglio ed ero più che certo. Scesi e lasciai la bici contro un albero. Mi incamminai per quello che mi parve uno stretto sentiero. Non mi feci vedere, non volevo spaventarlo.
Andai piano piano, quando finalmente lo raggiunsi. Mi accostai dietro ad un salice piangente dove le foglie toccavano terra. E spiai. Era un ragazzo bellissimo. Aveva un corpo perfetto. I capelli lunghi e ricci erano di un biondo scuro. Il pene era eretto. Si stava toccando ancora il corpo. Sembrava un massaggio delicato con le punte delle dita. Mi sentii mozzare il fiato tanto ero eccitato, sentivo il mio pene darsi duro. Mi trattenni dal fare il minimo rumore, non volevo assolutamente farmi scoprire. Volevo solo godermi la vista. La più bella in vita mia.
Il ragazzo alzò un po' il sedere e si toccò con un dito il fondo aperto. Lo sentii gemere e mi eccitai ancora di più. Non riuscivo a vedergli gli occhi tanto erano nascosti dalla bella chioma ricciuta. Anche il contorno del pene era riccio. Per il resto era glabro come un marmo scolpito alla perfezione.
Dopo che parve un lungo attimo, si destò e spalancò a più non posso gli occhi che mi sembrarono azzurri più che mai. Ed indirizzò proprio lo sguardo su di me. Si allarmò e corse a prendere gli indumenti per coprirsi. Io feci per alzare una mano come per fermarlo ma non so come mi trovai a correre verso di lui.
"Non scappare, ti prego, non volevo ."
Il ragazzo mi guardò atterrito e si coprì meglio il corpo nudo. Come avrei voluto accarezzarlo solo per il piacere di sfiorare la pelle al contatto delle mie dita. Come lo desideravo in quel momento.
"Chi . chi sei?"
Balbettò il ragazzo. Io mi presentai e gli dissi di essere uno del paese lì nei dintorni. Per tranquillizzarlo gli dissi che era una bellissima giornata, lui si limitò ad annuire.
"Non aver paura di me, non ti faccio mica del male, stai tranquillo e poi non vergognarti sai."
Il ragazzo arrossì maliziosamente e mi osservò di sottecchi.
"Piuttosto dimmi un po', perché sei qui da solo? Non c'è nessuno a farti compagnia?"
Lui fece segno di no con la testa ricciuta, facendo ondeggiare i bei capelli dorati.
"No, non c'è nessuno. Stavo godendomi il piacere di questa vita per conto mio. E' così bello fare ciò che si vuole nella libertà più assoluta."
Io lo guardai e lo ammirai di tanta audacia. Fece per vestirsi ma io lo pregai di non farlo.
"No, ti prego resta pure così, se non ti dispiace. Posso farti compagnia?"
Il ragazzo annuì e lasciò andare gli indumenti facendoli cadere per terra. Lo rimirai meglio nella sua totale nudità. Perfetta come mamma lo aveva fatto. Come lo invidiavo.
"Hai un bel corpo, sai?"
Il ragazzo mi ringraziò e si sdraiò. Chiuse gli occhi e respirò a fondo. Io mi sentii nuovamente eccitare dall'emozione più forte che ebbi mai provato in vita mia. Mi spogliai lentamente e quando nudo feci per sdraiarmi accanto a lui, mi guardò sorridendomi. Gli presi una mano e gliela strinsi. Lui si lasciò andare e divenne più tranquillo. Dopo un po' mi alzai e preso da una smania di accarezzarmi come lui aveva fatto prima, lo feci. Mi sfiorai con le dita della mano il mio corpo e lui mi osservò compiaciuto. Si alzò e venne vicino a me. Sentii il calore del suo corpo emanare sul mio. Lo abbracciai quasi con violenza e cominciai a toccarlo. Lui ansimò profondamente. Mi piacque a tal punto che gli cercai la bocca. E ci baciammo a lungo. Come era dolce il sapore della sua bocca, sapeva di fragole. Era delizioso. Gli presi con le due mani la sua testa riccioluta e continuai a baciarlo violentemente tanto lo desideravo. Ci sdraiammo e ci accarezzammo dappertutto.
"Ti amo, lo sai?"
Il ragazzo mi guardò stupito.
"Come lo sai?"
Mi sedetti come meglio credevo di fare e lo osservai a lungo prima di confessargli il mio amore a prima vista.
"Penso di essermi innamorato di te quando ti ho visto prima in bicicletta."
Il ragazzo si rabbuiò e si girò dall'altra parte.
"Cosa c'è che non va?"
Non me lo disse subito ma capii c'era qualcosa che mi nascondeva.
"Vedi . non posso."
Io gli chiesi il motivo e lui mi raccontò la sua storia.
Quando ebbe terminato di raccontarmi si alzò e si vestì. Fu un attimo che mi parve un secondo. Difatti non c'era più. Sembrava che il vento me lo avesse portato via. Dissolto come un granulo di sabbia. Io rimasi lì, a contemplare il cielo blu pensando ancora alle parole del ragazzo biondo. E sorrisi. Com'è strana la vita a volte, pensai. Talvolta è fatta di momenti memorabili della bellezza di qualche sprazzo di felicità. Mi sentii contento che rimasi sdraiato in mezzo alla campagna fino a quando il cielo si brillante con la sua miriade di stelle incantevoli. Non sentivo per niente freddo, sentivo ancora il tepore del corpo del mio angelo dai capelli biondi e dagli occhi azzurri.


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Sono Carmen, la femmina di Louis - I parte

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Avevo 16 anni ero piccolo, portavo i capelli lunghi che mi cadevano fin dopo le spalle, ero minuto, esile, effeminato ed un culetto da sballo, bello sodo e alto. Allora vivevo in un grande cortile, nel cortile vivevano diverse famiglie e c’erano anche delle famiglie di sudamericani; io mi accorgevo degli sguardi che mi mandavano i figli di quelle famiglie, e pure i loro padri, e vedevo anche che molti altri uomini mi guardavano come un oggetto erotico, ma io facevo finta di niente; sì, sapevo di essere gay, ma non avevo avuto ancora nessuna avventura, ero come si dice vergine, fino a quel giorno.
Eravamo sotto Natale, pioveva leggermente, leggera e insistente, non la sentivo addosso, ma ti inumidiva tutto. Io non portavo ombrelli perché li dimenticavo, per cui avevo un giubbotto con cappuccio, col pile interno, leggero e caldo; ero entrato in un ascensore per portare un regalo ad amici di famiglia, stavo per chiudere le porte dell’ascensore quando vedo arrivare Luis, il figlio minore di una famiglia di peruviani che abitavano nel mio cortile, apro le porte ed entra ringraziandomi; l’ascensore è quelli vecchi, lenti con una panca interna.
Luis è sempre allegro, ha 17 anni passati da un bel po’, quasi 18, non è molto più alto di me, anche lui capelli lunghi neri come i miei, lui però è più muscoloso e ha pure un po’ di ciccia intorno. Prenoto il mio 4 piano e lui il 5 e intanto mi dice che si fa un po’ di soldi a consegnare i regali, qualcosina la dà in casa e qualcosa per sé. Luis è buono, i suoi genitori lavorano entrambi ed il fratello maggiore è a militare, è sempre solo, fa i lavori di casa e fa da mangiare. Io e lui non avevamo mai avuto contatti diretti, avevamo ore diverse e quindi le nostre occasioni erano ben poche e fuggevoli, e difatti eravamo lì zitti, non sapevamo che dirci oltre le solite cose. a
Ad un tratto l’ascensore si ferma di colpo, si fa tutto scuro e noi ci troviamo frà un piano e l’altro. Silenzio più assoluto, sembra che la città si sia addormentata, nessuna voce, ad un tratto sento una mano palparmi il culo “Che fai Luis?”
“Ivano, lasciati andare, vedrai che ti piacerà, dal primo giorno che ti ho visto mi sei piaciuto subito, ed ora sei qui con me”
“Ma Luis”.
Luis mi stava palpando con decisione, le sue braccia cingevano il mio petto, sentivo ora chiaramente dietro di me la sua eccitazione.
”Ivano, ti voglio mio, voglio che tu diventa la mia femmina, sei sexy, eccitante, dentro di te sei femmina”.
Ora mi stringe ancora, ad un certo punto inizia a leccarmi le orecchie prima lentamente, poi sempre più con decisione, la sua lingua mi segnava le orecchie, mi titillava i lobi, poi entrava con tutta la lingua dentro il mio orecchio destro, io mi sentivo sempre più debole. Piano piano Luis mi stava conquistando, io mi stavo eccitando ed illanguidendo, i miei mugolii di piacere si stavano confondendo con la foga di Luis; le mie gambe non mi tenevano più, ero ormai nelle sue mani, mi poteva fare ciò che voleva, e difatti Luis mi stava abbassando i pantaloni e alla vista delle mie mutandine rosa sorrise,
“Vedi che sei una femminuccia? Tu ora diventerai la mia femmina, la mia dolce troietta sempre pronta per me”.
Luis mi stava soggiogando, la sua foga erotica mi aveva conquistato ed ora era pronto a prendermi, a fare di me la sua femmina, mi abbassò verso il davanti esponendo il mio culetto, lui era dietro di me, aveva già estratto il suo uccello, già eccitato, sentii leccarmi il culetto, con insistenza e bravura ed io mi eccitavo sempre di più, sempre di più,
”Luis non ne posso più fammi tua, dai, sono pronta, fammi tua dai”
“Si, amore mio, ora ti faccio mia, sarai la mia femmina”.
Entrò con un colpo solo, sentii dolore ma lui rimase fermo per abituare il mio buchetto all’estraneo, Luis era bravo, mi palpava, mi leccava le orecchie, mi palpava il culetto e pian piano il dolore sparì.
”Vai Luis”.
Luis iniziò a scoparmi lentamente, molto lentamente entrava ed usciva completamente e quando usciva del tutto mi sentivo vuoto, ma per fortuna rientrava subito, poi il ritmo aumentò, aumentò, lo sentivo ansimare, l’ascensore era stretto ed ogni volta che spingeva io picchiavo la testa sul bordo interno della porta, allora lui si sedette sulla panca portandomi con sé, io ero infilato su quell’uccello che di lì a poco sarebbe diventato un coso comune del mio culetto, le sue mani sul mio petto a stuzzicarmi i capezzoli sensibili, baciarmi sulla bocca, le nostre lingue intrecciarsi, ed il mio sobbalzamento grazie alla foga con cui Luis mi scopava.
”Ivano sarai la mia troietta, la mia dolce troietta, sarai mia e non ci lasceremo più”.
Io ormai ero completamente in estasi, i miei gemiti ora erano alti, il mio uccellino era duro, e sentirmi così stretto a lui, scopato in quel modo, tutto contribuiva a sentirmi sempre più suo, anzi sua, mi sentivo femmina, la sua femmina.
Luis continuò ancora 10 minuti a scoparmi, poi venne in me con infiniti fiotti di sperma, alla fine da brava troietta gli ripulii il suo uccellone dal suo sperma, lui invece mi introdusse un po’ di carta nel mio culetto, ma non per pulirlo, la carta serviva per tenermi dentro il suo sperma.
L’ascensore si mosse, lui mi accompagnò a consegnare il pacco, poi io lo seguii a consegnare il suo, il suoi braccio era intorno al mio collo, come un segno di appartenenza, mi teneva vicino a lui. Una volta fuori dal palazzo, uscimmo mano nella mano, il nostro rapporto però non era fra fratelli, ma amanti ed io ero ormai la femmina di Luis. Difatti iniziai a camminare sculettando un po’, la sua mano ora sul mio culo, iniziai a parlare con voce femminile, dentro di me iniziò un vero cambiamento, immedesimandomi sempre di più nelle parti della femmina, non fu’ affatto difficile, arrivati a casa sua ero diventata veramente la sua donna.
Appena entrati in casa mi fece svestire, completamente nudo, andammo in bagno e qui mi diede un qualcosa sopra agli occhi per renderli più scuri, mi mise un rossetto rosso fuoco, poi mi mise dalle mutandine rosa, calze autoreggenti rosa, una gonna rossa, una maglietta a cui aveva messo un qualcosa precedentemente così da sembrare delle tette, e poi una parrucca dai capelli neri lunghissima, man mano che mi vestiva mi baciava e mi palpava.
“Vedi Ivano come stai diventando anche esteriormente una femmina, è bastato un piccolo trucco e tu sei femmina, prova a mettere queste scarpe”.
Mi fece vedere delle scarpe rosse con tacco forse di 8 cm.,mi fece sedere e con molta cura me le fece indossare, i suoi occhi erano ormai ipnotizzati dalla mia figura femminile, non riusciva più a distorglierli, quando cercai di alzarmi con cautela il suo sguardo mi seguì, cercai di camminare e benché fosse stata la prima volta camminavo naturalmente senza alcun problema, Luis mi guardava ammirato.
“Ivano sei bellissima e come avevo previsto la tua femminilità stà uscendo, guarda come cammini bene, ed io sono felice perché sono e sarò il tuo uomo”
“Si Luis, sarò la tua femmina, ma mi devi dare un nome femminile”
“Carmen sarà il tuo nome, ti piace?”
“Si è bellissimo, sarò la tua dolce e affezionata e innamorata Carmen”, nel dire queste cose gli misi una mano sul pacco, era durissimo, allora mi sedetti su una poltroncina, aprii la patta diLuis e l’uccello sgattaiolò fuori d’un colpo, iniziai a leccarglielo lentamente, presi in bocca anche le sue palle, poi risalivo, l’uccello fremeva dalla voglia e quando me lo misi in bocca, bastò alcune pompate per farlo venire, naturalmente bevvi tutto il suo sperma e poi ripulii per bene tutto i l cazzo.
“Carmen come hai imparato a fare un pompimo del genere”
“Da nessuna parte, questo è il primo e l’ho fatto per il mio amore per te”
“Bè Carmen tu internamente devi essere proprio una zoccoletta”
“Luis io sono la tua femmina, la tua zoccoletta, basta che d’ora in avanti non mi farai rimanere senza il tuo cazzo per nessun giorno”
“Si Carmen non passerà giorno che non faremo l’amore, ma tu hai parlato con una voce femminile e molto, molto sexy”
“Si, mi sento sempre più femmina e ti ringrazio per questo, ora purtroppo devo andare a casa”.
Lo baciai con foga sulla bocca, ripresi i miei vestiti e tornai a casa mia. Natale lo feci a casa mia, coi miei genitori, ma Luis mi mancava, mi sentivo ormai sua, la mattina del giorno dopo andai subito a trovarlo, bussai alla porta, ma nessuno mi rispondeva, le persiane chiuse, forse saranno andati a fare un giro, magari è arrivato il fratello militare e saranno andati a fare una gita, per cui tornai a casa.
Verso le 16 del pomeriggio sentii bussare, i miei erano tutti addormentati, aprii la porta e vidi Luis col suo fratello, mi dissero che erano andati un po’ a parenti, poi il fratello sapendo che Luis aveva un ragazzo volle conoscermi e quindi vennero da me, io lasciai un biglietto ai miei genitori, chiusi la porta e andai a casa di Luis.
Manuel mi chiese se volevo bene al fratello, io lo guardai in faccia, poi guardai Luis e dissi: ”Io amo Luis, sono sua, la sua femmina”. Manuel mi accarezzò i miei lunghi capelli, mi diede un leggero bacio sulla guancia, prese Luis e me lo portò vicino, poi prese una lunga corda, ci legò assieme e ci ordinò di baciarci, poi allentò la corda e mi chiese: ”Allora tu sei la donna di Luis, quindi ora vi legherò tu Ivano, girati, abbassa i pantaloni, mostra il sedere al tuo uomo, e tu Luis estrai l’uccello e mettilo nel culo di Ivano, una volta fatto io vi rilegherò stretti, sarete così amanti ufficiali in casa nostra: tu Ivano sarai la femmina ufficiale e conclamata di Luis, non avrete ambedue altri amanti”.
Luis mi ficcò subito il suo uccello nel mio culo, tutto contento, ”Carmen ora sei mia moglie”, “e Tu Luis sarai mio marito”
“Ma! Luis come chiami Ivano?”
“Gli ho già dato un nome femminile, ora si chiama Carmen”
“ Carmen sei un ragazzo delizioso e sono contento che mio fratello ti abbia trovato”
“Ma Manuel frà di noi mi devi chiamare Carmen quindi devi parlare al femminile”
“Và bene Carmen”
“Vieni Carmen ho preso della roba che ti andrebbe bene, ora te la faccio vedere”
“Ma Luis non devi spendere per me”.
Così Luis mi portò in camera, lì c’erano dei grossi sacchetti, gli svuotò e rimasi meravigliata, poi abbracciai Luis e lo baciai intensamente…

Continua…

 

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Le chiappone burrose di mia suocera

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Le cose tra me e mia moglie non andavano troppo bene e purtroppo come spesso accade, passammo da un bellissimo rapporto ad un rapporto litigioso e di non comprensione.
Questa cosa a me dispiaceva molto, visto il nostro buon rapporto per anni e l’affiatamento sessuale che eravamo riusciti ad avere, raggiungendo anche momenti di puro e sano sesso estremo. Ci raggiunse, per stare qualche giorno con noi mia suocera, per vedere se poteva dare una mano e per cercare di farci ragionare.
Mia suocera èra una donna di 54 anni, vedova da quattro anni, grassottella e con un gran culone. Mia suocera, non so perché, mi aveva sempre attratto ed eccitato.
Spesso, infatti, l’avevo desiderata e l’avevo immaginata tutta nuda o avevo immaginato come potesse essere fatta sotto, oppure l’avevo sognata messa alla pecorina.
Inoltre con mia suocera avevo un buonissimo rapporto da sempre, tanto che spesso mi dava ragione nei confronti di sua figlia o mentre parlavamo, dei vari problemi, ci guardavamo spesso negli occhi annuendoci a vicenda ai vari discorsi che facevamo.
Stando con noi a casa, mi venne ancor più la voglia di scoprirla e di conoscerla meglio. Entrando una sera in bagno vidi le sue mutande alte ed i suoi collant, nel cestino dei panni sporchi e non potetti fare a meno di prendere quelle mutande vissute tutto il giorno e odorarle.
L’idea che le avevano celato la fica tutto il giorno mi eccitava da matti, sentirle anche un pochino umide dove le calzavano sulla fica mi inebriò.
Avevo il cazzo durissimo e presi anche i suoi collant e li odorai, nel punto dove erano stati tra le sue gambe tutto il giorno. Non potetti fare a meno di farmi una sega, odorando e leccando quei suoi capi intimi. La desideravo sempre di più, ed una sera riuscii a vederla quasi senza abiti a dosso.
Mia moglie era uscita, dopo l’ennesima nostra lite per andare da una amica e io e mia suocera restammo in casa , in salotto, a parlare della situazione. Ad un certo punto mia suocera, mi disse che andava a mettersi comoda e a cominciarsi a preparare per la notte.
Torno dopo poco e attraversò il salotto con la scusa di dover bere vestita solamente di un body nero molto aderente, ma di tipo classico, molto aperto sul davanti, tanto che le sue tette venivano fuori, sia dai lati del body, sia che sul davanti.
Il body era moto sgambato, tirato su fino ai fianchi, così che pure il pelo della sua fica si trovava ad uscire dai bordi di quell’ indumento, ed i peli neri della sua fica, spuntavano nel mezzo delle sue grosse cosce bianche. Mia suocera giratasi verso la porta della cucina mi mostrò anche per la prima volta il suo bel culone bianco con le chiappe leggermente pelose.
Uscendo dalla cucina mia suocera mi disse, con aria scherzosa… “ Non avrai mica pensato?…
Ma guarda quella vecchia cicciona farsi vedere solo con il body da suo cognato!...Che troia che deve essere!..” E aggiunse..” Spero che tu non ti scandalizzi… ma vedi!... io mi trovo stranamente a mio aggio con te..”
Le risposi subito, continuandola a guardare..”Anche io mi trovo molto bene con te!.. e anzi!..Ti trovo molto bella e desiderabile..” La risposta mi era uscita distinto e suonava chiaramente di una dichiarazione e ebbi un po’ di timore per la sua reazione.
Lei sorridendomi, invece si diresse verso di me dicendomi con aria compiaciuta e interrogatoria ..”Davvero mi trovi bella e desiderabile? …Io ho sempre pensato di non essere molto attraente.. e poi… ti debbo confessare che tu mi sei sempre piaciuto… e se ci fosse stato un uomo che avrei desiderato baciare in questi anni, quell’uomo saresti stato tu. Ma!.. Sei anche il marito di mia figlia e io …. ” E si fermò..
“Ed io cosa?...” dissi subito e continuai .. “Vuoi forse dirmi che anche tu, hai avuto il mio stesso desiderio per te?...Ho forse... Ho forse.. Vuoi anche dirmi… Che mi Ami?”.. Ecco, l’avevo detto e quello che succedeva, succedeva..
“Si!... Si..Ti ho sempre amato e desiderato.. Si!.. Sono una donna anche io!… ma sono tua suocera e sono vecchia e grassa!..” e abbasso gli occhi restando in piedi davanti a me. Io mi alzai e prendendola per i fianchi la baciai.
Fu un bacio lungo e appassionato, con le nostre lingue che si cercavano con bramosia. Le cominciai ad abbassare il body, che lasciò fuoriuscire un seno, un po’ calante, di una quarta abbondante, con dei capezzoli, grandi e scuri. Glieli succhiai con voracità, per poi abbassarmi e sfilarle completamente il body. Mi trovai davanti al mio viso, una fica pelosissima con due belle labbra carnose. Affondai il mio viso in quel boschetto e cominciai a baciare e leccare quelle due belle labbra, prendendo tra le mie mani quelle sue belle chiappone burrose.
La sua fica era vissuta da tutta la giornata e lei mi sussurrò.. “Daiii!... Ti prego!.. non mi sono ancora lavata!...”
“Non mi importa!... Sei bella così!.. Ti desidero!..” Ed effettivamente, quella fica pelosa e vissuta, mi eccitava, come mi eccitava, il suo leggero odore di sudore.
Ero eccitatissimo e la presi con decisione per sdraiarla sul divano, facendole allargare quelle sue coscione. Mi tolsi velocemente la tuta che indossavo e mi posizionai tra le sue gambe indirizzando subito il mio cazzo sulla sua fica. Glielo poggiai e la baciai sulla bocca e contemporaneamente glielo spinsi con delicatezza, ma con decisione tutto nella fica.
“Hooooo!...... Hooooo!...... Siiiiiiiiiii!..... è bellissimooooo!....Siiiiiiii! …. Era tanto tempo…Siiii!... Ti desideravo amoreeeeee….Ti…Ti.. Amoooo!..”Sussurrò con flebile e dolce voce. “Si!..Si!... Amore ti desideravo tanto anche io!... Sei bellissima!... “ e cominciai a muovermi sempre più velocemente dentro di lei.
“Siiiiii!... Siiiiii!... Aaa..moree!... Non fermarti! … Hoooooo….. Amoreee…Ti amo!...Ti Amo!..Ti Amooooooooooo!...”
Urlò di amarmi e venne, seguita subito da me che non ce la facevo più a trattenermi e le venni con grande godimento dentro, stringendo le sue chiappone tra le mie mani.
Restai un poco sopra di lei e la senti piangere..”Perché piangi?.” Le chiesi con dolcezza. “E’ un pianto di felicità… Non avrei più immaginato di poter essere così desiderata e amata..” Mi rispose, stringendomi e dandomi un bacio appassionato, come neanche mia moglie mi aveva mai dato.
Mi rialzai sedendomi sul divano a fianco a mia suocera, che mi chiese con aria piacevolmente sommessa e chiudendo gli occhi...” Eccomi davanti a te completamente nuda…Dimmi cosa devo fare?..Dimmi cosa vuoi?..”
Era bello vedere mia suocera tutta nuda, sdraiata a cosce larghe e con la sorca aperta, le dissi subito, anche sfruttando la disponibilità di lei.. “Sei bella!...Sei veramente bella!... Girati..”
“Davvero pensi che io sia bella!... Ti prego non mentirmi!..” esclamò guardandomi.. “Si ti desideravo e ti trovo bella ed eccitante..” Le risposi immediatamente. Lei cominciò a girarsi dicendomi..”Ecco!.. Mi giro!.. Ti amo!.. Ti amo veramente!... E faccio quello che vuoi”.
Una volta a pancia in sotto sul divano, mia suocera mi mostrava quel bel culone bianco e mi venne voglia di mollarle una gran pacca sul culo e così feci.
Il suo culone burroso tremò come un budino, lei sobbalzò ma non disse niente ed io, gli sospirai..” Che belle chiappe morbide che hai amore!..” proseguendo... “ Ti dispiace che ti ho dato una pacca sul culo?..”
“Ci mancherebbe amore!... Per una botta sulle chiappe.. a me fa pure piacere che il mio culone venga sculacciato da te… Sempre che a te piaccia… Amore mio!..”Rispose con dolcezza e disponibilità mia suocera, mettendo il suo viso sulle sue braccia che aveva appena incrociato.
Vedendo la remissione e la dolcezza di mia suocera non me lo feci ripetere due volte e cominciai a sculacciarla, picchiando prima su una chiappa e poi sull’altra con continuità, ma senza violenza. Mia suocera spinse un po’ in fuori il suo culone bianco per agevolarmi. Mentre con una mano la sculacciavo con l'altra le accarezzavo di volta in volta la schiena le cosce e la fica. Mia suocera gemeva un po' per le botte sul culo ormai arrossato e un po' per il piacere che provava nel farsi accarezzare da me.
Mi fermai con le pacche e le allargai le chiappe arrossate con le mani e sprofondai il mio viso tra quelle chiappone piene di pelo folto che risaliva dalla sua fica. Cominciai a baciarle il buchino del culo con passione, come se fosse un piccola bocca. Presi poi a leccarglielo e ripiegando un po’ la mia lingua, per cercare di fargliela entrare in quel bel buchino avvolto di eccitantissimi peli.
Il suo buchino si dilatava sempre più sotto la spinta della mia lingua, mentre mia suocera si dimenava e mugolava continuamente. Mi misi dietro di lei tra le sue gambe, le allargai di nuovo le chiappe e baciai di nuovo suo il buchino, salivando un poco su di esso. Poggiai la mia cappella sul suo buchino, mentre lei continuava a mugolare e a muoversi. Mi sdraiai sulla sua schiena e le feci girare il viso per baciarla sulla bocca. Mentre la baciavo con passione le spinsi dentro la cappella, che entrò senza troppa fatica, grazie all’eccitazione di mia suocera. “Haaaa!... Hooo!.. Piano!... Piano Amore!”…Mi disse con voce bassa, ma molto eccitata. Glielo cominciai a spingere con delicatezza, ma con grande decisione, tutto dentro quel bel culone e senza mai fermarmi.
Mia suocera era eccitata e le sentivo urlacchiare, con voce un po’ strozzata.. “Haaaaaa!...Haaaa!... Che bellooooooo Siiiii!...Si!..”
Io, cominciai a sfotterla prima con calma e poi andando via, via, aumentando il ritmo e sempre più con decisione. Era bellissimo incularsi mia suocera, che continuava a gemere e a dimenarsi..”Siiiii!...Siiiii!.... Che bello!...Amoreeeeee!... Si!... Inculami!.... Inculamiiiii!...Sono tua!...Ti ammoooooooooooo!.... Hoooo!..”.
Sentire mia suocera godere, mentre me la inculavo, era un piacere indescrivibile, ed era ancora più piacevole sentirle dire che mi amava. Aumentai ancora i colpi, facendola urlare un po’, per poi avvinghiarmi a lei mettendole le mani sotto la pancia per toccarle la fica.
Venimmo insieme, in un orgasmo che ci coinvolse fortemente tutte e due. Restai sopra di lei per un po’ baciandole il collo.
Poi le sussurrai nell’orecchio “Ti amo.. Sei una donna meravigliosa..” Ero ancora sdraiato sopra la schiena di mia suocera con il mio affare che si era ammosciato nel suo buchino del culo, che squillò il telefono. Mi rialzai velocemente sfilando il mio cazzo moscio da quella apertura che lo stava contenendo con tanto calore.
Era mia moglie, che con voce decisa e scocciata, mi comunicava che restava a dormire dalla sua amica e che forse sarebbe ritornata l’indomani. Discutemmo un poco per telefono e poi lo riattaccai con una certa decisione dicendo a voce alta ..”Stronza!.. Stronzissima Puttana.. Vaffanculo!.. Te e la tua amica…” e mi riavviai verso il divano dove era mia suocera, che intanto si era seduta coprendosi con un plaid che tenevamo lì sul divano per coprirci quando vedevamo la televisione.
“Era quella stronza di mia figlia?...” disse, mia suocera sistemandosi meglio il plaid sulla schiena, coprendosi anche sul davanti.
“Si!.. Si!.. Era proprio quella grande stronza di tua figlia… Non so come ho fatto ad innamorarmi così tanto di lei…” risposi, sedendomi di fianco a lei completamente nudo e aggiunsi subito..”Hai freddo?...”.
“Si!.. Ho un po’ di freddo e poi fino a poco fa avevo sopra di me il tuo corpo che mi riscaldava..”.. disse, con aria amorevole e sorridente. Mia suocera mi guardò negli occhi e tirando fuori un braccio fuori dal plaid, mi mise la sua mano dietro la testa e mi diede un bacio lungo ed intenso, quasi a volermi consolare.
Dopo aver staccato le sue labbra dalle mia mi disse..”Io non sò cosa sto facendo… Io non sò se quello che abbiamo fatto è giusto… Io so solo che ti amo e non sò quanto durerà… Io so solo che mi hai fatto sentire una donna desiderata… io so solo che tu sei una persona fantastica e se anche finisse tutto questa notte io sarei felice lo stesso… E poi!… Ecco!... “ e si interruppe. Ed io subito “E poi cosa?... Dimmi! ..”
“Ecco… Io con te mi sono lasciata andare e ho fatto cose che non pensavo di fare… Anzi! ..Pensavo che non avrei mai più provato emozioni, ma soprattutto queste emozioni e mi sono lasciata andare…”
“E ti è dispiaciuto?…”.. Le chiesi io, con voce dolce.
“No!..No!..affatto!.. solo che non pensavo, come ti ho detto, di essere desiderata così tanto da te e non avrei mai pensavo di provare piacere nel farmi sculacciare da te o che lo avrei preso lì, con tanta naturalezza…. Me ne vergogno!.. Ma mi vergogno di più ad ammettere che mi è piaciuto e che da te mi farei fare tutto… Si!.. Amore!... Tutto quello che vuoi!..Sono felice!.. ” E mentre diceva questo abbasso gli occhi e il tono della voce.
Io mi ero eccitato di nuovo e visto che ero tutto nudo, si vedeva chiaramente. Baciai mia suocera con amore e mi lasciai andare indietro, poggiando la schiena sul divano. Misi una mano sulla testa di mia suocera e con dolcezza la invitai ad andare giù. Mia suocera si abbasso su di me, lasciando cadere dietro le spalle il plaid e lasciando fuoriuscire il suo grosso seno, che si andò a poggiare sulle mie cosce, prendendo con amore in bocca il mio cazzo.
Si sollevò poi un po’ dicendomi..”Non sono mai stata brava!.. Spero di non deluderti amore..” Ed io.. “No!..Non mi deluderai!... Continua come hai cominciato.. Così!...Con tanto amore..” Mia suocera si rialzò di più per baciarmi sulla bocca, con una passione che non avevo mai provato e poi ricominciò a scendere baciando tutto il mio petto. Si rialzò dal divano per posizionarsi fra le mie gambe e cominciò a baciarmi le cosce scendendo fino ai miei piedi.
Mia suocera prese poi, inaspettatamente e con mio grosso piacere, a baciarmi i piedi. Mi faceva molto piacere vedere mia suocera tutta nuda ai miei piedi, che ripeteva continuamente, con voce bassa “Ti amo” e che baciava e leccava ogni centimetro dei miei piedi. Mi piaceva e mi dava un senso di onnipotenza. Lei smise di baciarmi i piedi e risalì fra le mie gambe, per baciare da prima le palle e poi per riprendere in bocca il mio cazzo. Prese a pomparlo con un amore e una passione difficile da descrivere. Io sentivo che stavo per venire e le dissi con voce un po’ strozzata..”Amore!.. Amore!.. Sei Fantastica!... Sto Venendo…”.
Finii appena di dire questo, che sentii la mia sborra uscire con forza, facendomi quasi sentire male alla testa, per l’intensità e l’eccitazione con cui mi stava fuoriuscendo. Mia suocera non tolse la bocca, ma ingoiò tutta la mia sborra, tenendo sempre il mio cazzo in bocca, mugolando e rantolando con forza. Dopo si rialzò e si rimise seduta a fianco a me e mi bacio, facendomi sentire il sapore della mia sborra.
Stacco le sue labbra dalle mie e mi disse con aria dolce e passionale “Sono stata brava?... Ho ciucciato bene?..”
Ed io con aria un po’ stravolta..”Sei stata fantastica!.. Sei una bravissima ciucciacazzi!...”
Lei non mi fece finire di parlare e sovrappose la sua voce alla mia e con un aria, ed un espressione che non le avevo mai visto..”Siii!...Sono una ciucciacazzi!... Sono la tua ciucciacazzi!.. Solo tua!... Sono la tua vecchia cicciona ciucciacazzi!... Sono la tua puttanona!... Sono la tua cagna!...Ti amo!.. Ti amooo!..”.
Si abbassò di nuovo e ricomincio a baciarmi e a leccare il cazzo. Io ero confuso ed eccitato, ed non avrei mai pensato, che sarebbe stata mia suocera a farmi uno dei più bei pompini della mia vita, come non avrei mai pensato che mi avrebbe fatto sentire così bene, come non avrei mai pensato di diventare il suo padrone.
Le accarezzai la testa e mi venne quasi naturale dire “Devo pisciare amore!... Bevi!” Lei senza ribadire, prese bene in bocca il mio cazzo tenendolo anche con una mano e si preparò a ricevere la mia pipì. Il mio cazzo si stava rindurendo e feci un po’di fatica a farla uscire subito, ma poi mi venne fuori con prepotenza. Mia suocera si agitava tutta nuda e che con grande fatica cercava di deglutire ed ingoiare la mia pipì.
Vedevo la mia pipì fuoriuscire in grande quantità dalla sua bocca e la sentivo scendere calda, sulle mie palle e sui mie fianchi, fino a bagnarmi il culo. Vedere mia suocera tirare fuori il mio cazzo dalla bocca per dirigerlo sul suo viso e bagnarselo con la mia pipì, era eccitantissimo.
Ed appena finito di pisciare, completamente stravolto, le dissi, con voce autorevole, ma anche amorevole..”Grandissima vacca!.. Sei stata magnifica!... Sei proprio la vacca che ho sempre sognato!.... Ma ora mettimi la tua fregna in bocca e piscià in bocca anche a me.
Ci baciammo con passione su quel divano bagnato. Avevo gia leccato la fica di mia moglie, mentre urinava, ma baciare la bocca di mia suocera, che aveva così bene accolto la mia pipì e sentire il suo viso, le sue tettone, il suo corpo, bagnato della mia pipì, mi dava delle emozioni che non avrei mai creduto di provare.
Mi sdraiai con la schiena sul divano bagnato e mia suocera salì sopra di me, mettendomi la fica in bocca e imprigionando il mio viso tra le sue coscione. Io afferrai le sue chiappone burrose con forza fra le mie mani e schiacciando la sua ficona pelosa sulla mia bocca, le quasi urlai..”Piscia Amore!... Pisciami in bocca!...” Lei si posizionò meglio e rispose, sempre quasi urlando..”Siii!... Amore!... Ti piscio in bocca…. La tua vaccona ti piscia in bocca!... Ti Amo!... Ti amooooo!..” Finì appena di dire di amarmi, che cominciai a sentire scendere, in grande quantità la sua pipì nella mia bocca.
Io continuavo a tenere la mia bocca aperta lasciando che mia suocera mi rovesciasse in grande quantità quella abbondante pioggia dorata in bocca. La pipì di mia suocera mi riempiva la bocca e sgorgava in grande quantità, riversandosi sul mio viso. Mia suocera fini di pisciare ed io presi a baciale e a leccarle la fica con grande foga. Sembravamo due pazzi ed il mio cazzo era di marmo. Mi tolsi da sotto di lei e con una passione ed una voluttuosità indescrivibile, prendemmo a baciarci e ad accarezzarci.
Era bello sentire i nostri corpi bagnati della nostra pipì. La feci sdraiare su quel divano bagnato della nostra pipì a pancia in sotto, mi misi tra le sue gambe e le allargai quelle belle chiappone bianche e baciai con impeto il suo buchino ancora dilatato da l’inculata fatta non molto prima. La feci poi mettere a pecorina, per incularmela di nuovo.
Gli puntai il mio cazzo sul buchino e le dissi, con voce alta .. “Te lo spacco!... Amore ti spacco questo culone!...Te lo spacco nel vero senso della parola…. ”. “Siii!... Si!..Amore!... Spaccami il culo… Spacca il culo alla tua vacca!... Daiiii!..” mi rispose, sempre a voce alta. Ma non finì neanche la frase, che con un colpo secco e deciso gli infilai la cappella nel culo e subito dopo mettendo una mano sul suo fianco e una sulla sua spalla, le schiantai completamente dentro il culo, il mio cazzo, duro come il marmo. Mia suocera urlò come una forsennata, ma io glielo tenevo ben piantato in quel culone.
Subito dopo cominciai a muovermi, sparandogli dei colpi decisi nel culo. Vedere mia suocera a pecorina che urlava e vedere quelle belle chiappone burrose, muoversi come un budino ad ogni mio colpo era fantastico. Ma ancora più fantastico era vedere mia suocera completamente in mia balia e che ad ogni mio colpo urlava e dava l’impressione vera di godere a quel servizietto che le stavo facendo.
Io stavo per venire e aumentai i colpi, con la voglia di fargli ricordare per sempre quell’inculata. Mia suocera, comincio ad urlare, con voce strozzata, ed a ogni colpo che le infliggevo, di amarmi. Le venni, di nuovo, con gusto e copiosamente nel culo e restai poi un po’ fermo così, per godermi ancora un pò mia suocera a pecorina.
Le sfilai il cazzo dal culo e la feci voltare per baciarla sulla bocca. La baciai con amore e le dissi..”Ti ho fatto molto male amore?..” Lei si strinse a me e mi rispose..”Si!.. Si..Amore mi hai fatto molto male… ma … ma .. ho anche goduto mentre mi sfondavi il culo…Ti amo!… Ti amooooo..” Mi baciò poi di nuovo, aggiungendo subito dopo…”Te lò detto!.. sono tua!... Ti amo…e voglio essere la tua puttana.. la tua vacca.. la tua cagna… Ti Amooooooo… Come te lo devo dire?... Ti amo e ti amerò, anche se da questa notte non ci dovessimo vedere più..”
Era bello sentirle dire quelle parole, come era bello sentici felici di aver fatto quello che avevamo fatto. Maiali per molti?.. Forse!.. Ma a me stava bene così e riprendemmo a baciaci come due ragazzini innamorati.

 

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Rosa la governante

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scritto il 02-12-2008

Sono orfana di padre, mia madre si è risposata ed è succube di un fanatico religioso, di non so più quale setta intransigente. Dall’età di 6 fino ai 18 anni compiuti, mi hanno segregato in un collegio, dove sono stata tenuta nella più completa ignoranza sessuale. Ero tornata a casa ed avevo accompagnato alla stazione ferroviaria l’unico amico della mia breve infanzia, che stava partendo per il servizio militare di leva. In stazione il freddo era agghiacciante, il suo treno portava un ritardo abissale, perciò c’eravamo rifugiati nei vagoni di un convoglio fermo in attesa d’essere riallestito. Aveva voluto riscaldarmi e c’era riuscito fino al punto d’incendiare i miei sensi, poi l’insopportabile dolore all’inguine, lui che ansima e mi succhia il collo, infine la sua fuga con la scusa che non poteva perdere il treno. Imbevo il foulard di neve e mi tampono la fuoriuscita di sangue sperando in quel modo di lenire anche il tremendo bruciore; deambulo scarmigliata in mezzo alla gente che mi scansa con disprezzo, suono alla porta di casa, il segno del succhiotto è evidente come è palese che mi sto tamponando le conseguenze della deflorazione. L’uomo di mia madre la chiama, lei mi guarda inorridita e non fa un gesto mentre lui mi sbatte la porta in faccia. Vago senza meta, adesso la neve la metto sulla fronte che arde, sento che sto per morire come un cane, nel vialetto ghiacciato d’una villa signorile, dove so che abita forse l’unica persona che mi ha voluto bene. *** Apro gli occhi adagiata in un soffice letto, Luciana, l’amica di collegio di tre anni più grande di me, m’accarezza con lo sguardo rassicurante; si china a baciarmi la fronte ed io le racconto la mia tragedia. «Tu vivrai qui con me e mio marito, ho appena saputo d’essere incinta ed ho bisogno di una amica fidata come te.» Mi dice con affetto di sorella. Poco tempo dopo scopriamo che sono incinta anch’io, tuttavia il mio maschietto preferisce non nascere e probabilmente ha fatto la scelta giusta. Quando viene al mondo Kathrine l’affidano alle mie cure; il marito di Luciana è un uomo d’affari giramondo e lei lo segue quasi ovunque. Il brav’uomo incarica il suo segretario d’assumermi come governante, sono messa in regola per i contributi e mi viene versato lo stipendio sindacale in banca, che per 18 anni mai toccherò. Agli uomini non penso, non ho fantasie erotiche perché non conosco l’eros, però ogni tanto, tre quattro volte all’anno, forse con il mutare delle stagioni, avverto all’improvviso un gran calore che parte dalla mia vulva e s’irradia per tutto il corpo. in casa sanno che Adv ho bisogno si qualche giorno per me, rimango quasi sempre chiusa in camera, con le mani che si muovono freneticamente sul clitoride; non vado neppure ad esplorare la caverna che quel bastardo mi ha aperto, mi limito a raccogliere i liquidi che colano ed a succhiarli voracemente. *** Siamo pronti a trasferirsi per un mese nella casa di Stettino, i due coniugi faranno vita mondana, io accudirò Kathrine che amo come fosse figlia mia. Sono stata fortunata, non potevo pretendere una vita migliore. Suonano al cancello, vado ad aprire, la bella signora d’una cinquantina d’anni e che non faccia nulla per nasconderli si vede dai capelli corvini inframmezzati da una miriade di fili d’argento, si presenta come cognata dei miei datori di lavoro; deve restare una ventina di giorni in città ed ha pensato di farsi ospitare dal fratello di suo marito: costernazione generale però tolgo tutti dall’impasse, offrendomi di rimanere io. Luciana mi dice: «Cosa faremmo senza di te gioia mia, accudirò io stessa Kathrine e se sarà necessario usufruiremo dell’aiuto di qualche baby sitter.» Tronco sul nascere le proteste della nuova ospite, prendo la sua valigia e l’accompagno nella camera degli ospiti. Quando mi accomiato mi guarda amorevolmente, mi fa una leggera carezza, dicendomi: «Mi chiamo Delia, mi piacerebbe che ci dessimo del tu. Ti chiami Rosa vero?» Annuisco. Il mattino dopo mentre facciamo colazione mi dice: «Senti un pochino se ti va il mio programma: io per pranzo rimango fuori, tu passi a prendermi alle diciassette quando termino il lavoro, mi fai visitare un po’ la città, rimani mia ospite per cena, intanto paga la ditta, e per la serata decideremo che fare.» Acconsento dio buon grado: «Sarò un po’ imbranata, non è che faccio molta vita mondana…» «Non preoccuparti, organizzerò tutto io.» Delia mi fa scoprire il mondo dello shopping, nuovo per me che mi sono sempre vestita con gli abiti di Luciana, compra un completo intimo per lei, nero con una corta tunichetta bianca e trasparente e regala la stessa parure a me, però con i colori invertiti. Mi fa scoprire i pub, i ristoranti, il piano bar, mi porta in giro per la mia città facendo lei il cicerone ed io la turista. L’unica cosa che faccio per lei è preparare la colazione e lavarle e stirarle qualche capo intimo e alcune camicette. Ci divertiamo in questo modo per più di quindici giorni, poi all’improvviso la nota sensazione di calore alla vagina mi da il preavviso. Sono seduta sul bidè, in procinto di lavarmi, devo uscire per raggiungerla ma a questo punto temo di metterla a disagio, in questi periodi ho bisogno di stare sola per spegnere l’inferno che si scatena nella mia vulva. Mi passo un dito lungo il taglio, non mi sono sbagliata, lo ritiro lucido e bagnato, lo succhio mentre con l’altra mano mi faccio il primo ditalino d’una lunga serie. Non ho pensieri erotici, semplicemente sono i terminali nervosi del clitoride in prolungata astinenza che richiedono i loro sacrosanti diritti. Ansimo nell’approssimarsi del godimento che terremota il mio corpo di vergine-deflorata. Sono sola nella villetta e posso urlare, mentre l’orgasmo mi scuote. Infine mi alzo con le gambe tremanti e vado ad avvisare Delia, che sono indisposta e non posso uscire. Finalmente mi ricovero nel letto ed inizio la sfilza interminabile dei ditalini… Suonano al cancello, finisco di masturbarmi mentre m’avvicino al video citofono. È Delia, le apro e lei mi dice sorridendo: «Mi ha parlato Luciana delle tue indisposizioni… – poi aggiunge -… vorrei soffrirne io.» Non credevo che Luciana avesse scoperto il mio segreto. Sono un po’ scarmigliata allora Delia mi dice: «Ci facciamo il bagno? Vuoi?» La seguo da automa. Si spoglia con disinvoltura mentre guardo ammirata il suo corpo curato con i seni che si reggono da soli e il pube depilato che mi meraviglia, sembra quello di Kathrine. È lei che mi spoglia, le mie mammelle sono più pesanti delle sue, il peso le fa un po’ assottigliare all’attaccatura degli omeri, poi però s’appoggiano allo sterno ed i capezzoli svettano dritti, ora sembrano addirittura due filtri di sigarette; Delia li guarda e con un gesto istintivo si passa la lingua sulle labbra. Io gemo di voglia repressa. Nella vasca siamo l’una di fronte all’altra con le gambe incastrate a forbice, le schiene appoggiate e gli avambracci sui bordi. Non ne posso più e lentamente faccio scivolare la mano verso il mio sesso, Delia mi precede, scivola in avanti e sento il suo piede a contatto col mio clitoride. Socchiudo gli occhi, lo sguardo delle sue iridi blu è ipnotizzante: «Lasciati andare Rosa, so che ti piace, vedrai che saprò darti delle sensazioni uniche, meravigliose.» Il suo alluce comincia un movimento carezzevole sul mio bottoncino, io mi lascio scivolare verso il centro della vasca per aumentare il contatto. È la prima volta che il godimento non me lo procuro da sola e la sensazione del piacere è centuplicata, quando comincio ad ansare Delia intensifica il movimento sussurrandomi: «Godi piccola, non avere timore, che sono qui per questo.» Ha la voce rassicurante da amica ed il mio orgasmo sgorga intenso intanto che il mio bacino sussulta spingendosi contro il suo arto che mi sta procurando un orgasmo d’una intensità mai sperimentata fino ad allora. Aspetta che mi calmi, poi mi fa accomodare con la schiena contro il suo petto, ora sono i suoi capezzoli appuntiti che premono fra le mie scapole, la sua mano si porta fra le mie gambe, poi prende la mia e se la pone sulla vulva; non mi resta altro che fare a lei ciò che mi sono sempre fatta da sola. Il mio modo di sditalinare disordinato la manda su di giri e mi ordina con un tono gutturale: «Baciami!» Non l’ho mai fatto però giro il capo e la sua bocca fagocita la mia, dentro la quale la sua lingua agisce impazzita perché Delia è in pieno orgasmo. Il suo polpastrello strofina il glande del mio clitoride ed io la imito…poi succede ciò che da sola non ho mai osato fare… due delle due dita s’incastrano nella guaina della mia vulva e cominciano un forsennato andirivieni; mi tramuto in contorsionista e pure io riesco a penetrarla masturbandola contemporaneamente. Ci urliamo tutto il nostro irresistibile piacere nelle rispettive bocche; andiamo avanti così fino a che non siamo spossate, poi io piango chetamente mentre lei m’accarezza i capelli e mi bacia teneramente la nuca e le spalle. *** Abbiamo ancora gli accappatoi addosso quando suonano al cancello, ha fatto tutto Delia e mi trovo in casa due camerieri del vicino ristorante, che mettono al centro d’un tappeto, la casa ne è piena, un basso tavolino, lo apparecchiano e su ognuno dei due piatti pongono una mezza aragosta, due coppe con un’insalata di code di gamberoni sgusciati, cosce di pollo arrosto con olive nere, creme-caramel e bottiglia di champagne nel secchiello. Mancia data da Delia che poi mi prende per mano, passiamo dalla mia camera poi andiamo nella sua ed entrambe indossiamo le parure comprate da lei. Attraverso la sua camiciola di velo bianco vedo il completino nero lo stesso contrasto che fa il mio bianco che s’intravede sotto la tunichetta nera. Poi mi porge da indossare delle calze autoreggenti bianche e lo stesso fa lei; mi vanno bene anche le sue scarpe con tacco di otto centimetri, ne indossa un paio pure lei, ci guardiamo nello specchio e notiamo che il tocco casual lo danno i nostri capelli umidi pettinati all’indietro che lasciano scoperto l’ovale dei visi, immodestamente belli e privi di trucco. Lasciamo le calzature a bordo del tappeto, ci sediamo l’una di fronte all’altra, alla turca, con le gambe incrociate; iniziamo a gustare il cibo accompagnandolo con lo champagne ed ogni volta che incrociamo lo sguardo, freniamo l’impulso di ricominciare a far sesso, tuttavia accostiamo le bocche e ci baciamo incuranti d’averle piene di cibo. La bottiglia è vuota, tutto ciò che appartiene al ristorante è nel contenitore fuori dall’uscio, e noi due siamo nel salotto, sedute su un divanetto, con un panciuto bicchiere, a metà colmo di vero cognac, che sorseggiamo lentamente tenendoci allacciate alla vita e baciandoci di tanto in tanto. Poi Delia si alza va a caricare l’impianto stereo con alcuni L.P. che sceglie accuratamente, prende da una scatola un avana del cognato e l’accende con consumata perizia: «Quando faccio la parte dell’uomo, mi piace curare i particolari mi dice.» Siamo brille al punto giusto, finiamo il distillato e lei spegne il sigaro, proprio mentre nel salone si diffondono le note d’una beguine, conosco quel disco dove sono incisi soltanto brani lenti. Delia si alza, la imito, siamo una nelle braccia dell’altra e ci facciamo cullare dalle note accattivanti. Mi pone le mani sui fianchi ed io le intreccio le dita dietro la nuca. Ci sorreggiamo, io l’attiro verso di me e lei inizia ad alitarmi sul collo per esasperare il mio desiderio, poi mi ci passa sopra con la lingua che introduce infine nel mio orecchio. Delia sa come stimolare una donna: «Fa tutto quello che faccio io mi dice.» E va liberare i miei seni, poi ci appoggia sopra le mani, fa alloggiare i capezzoli nell’incavo fra i pollici e gli indici e li strofina mentre le altre otto dita palpano l’elasticità delle mie tette, intanto che io da brava scolaretta copio i suoi stessi movimenti; le nostre bocche e i nostri inguini sono uniti e muoviamo impercettibilmente i piedi al suono d’uno slow. Una sua mano si stacca e s’insinua oltre il bordo del mio slippino e m’accarezza il clitoride con il dorso della mano mentre con i polpastrelli della stessa si struscia il suo, io continuo a giocare con i suoi capezzoli, intanto so che poi toccherà a me. Sento le sue dita che stanno masturbando entrambe, la sua bocca sa di alcol e fumo e lei che mi dice bofonchiandoci dentro: «Rosa, gioia mia, sto godendo come non mai.» Le rispondo: «Anch’io, grazie amor mio.» Mi è venuto spontaneo usare quel termine; lei mi guarda ed ha gli occhi lucidi. Seguendo la musica mi spinge verso la sua camera, mi fa sedere sulla sponda del letto, mi toglie la tunichetta, poi abbassandosi mi stringe i seni l’uno contro l’altro e mi succhia i capezzoli donandomi una sensazione struggente, mi sfila le calze e si mette i miei alluci in bocca, prima l’uno poi l’altro, passandomi poi la lingua nello spazio fra le altre dita, mi toglie infine le mutandine che hanno la parte a contatto con la vagina zuppa di umori che succhia lascivamente. Ora è inginocchiata sullo scendiletto, io capisco che sta per leccarmela e a quel pensiero la fica mi cola, sento un suo gemito poi con la lingua inizia a schiaffeggiarmi il clitoride ed io credo di morire da tanto l’orgasmo è intenso; allora la incito perché voglio godere fino alla soglia della demenza. Delia quasi di peso mi fa inginocchiare al centro del letto, si mette nell’identica posizione al mio fianco, parte dalla nuca e mi conta ad una ad una le nocche della schiena, intanto che le sue dita mi esplorano la guaina, due sono già entrate e quando la lingua arriva al mio culo sta spingendoci dentro anche la terza. Non capisco più nulla, desidero che me lo lecchi anche all’interno, allora appoggio la guancia al cuscino, porto le mani indietro e glielo spalanco e lei è lesta a spingermi dentro la punta della lingua. Ora è scatenata e vuole incastrarmi anche il quarto dito, lo voglio pure io e mi dimeno per agevolarla. La sua lingua irrigidita mi esplora lo sfintere, con la mano mi scopa ed io urlo, urlo, urlo nella sofficità del cuscino. Anche Delia non ne può più e con circospezione mi ribalta sulle schiena senza però togliermi le dita dalla vagina e finalmente mi da la sua vulva depilata da lappare, succhiare, divorare e lo faccio con ingordigia adoperando labbra e lingua e con un dito m’introduco nel suo ano. Ci dimeniamo assatanate ed io ho l’impressione che una volta finito non avrò più una goccia di linfa vitale. Giaciamo coricate di fianco, Delia ha succhiato due delle sue dita bagnate dei miei umori e le altre due le da da leccare a me. Ci calmiamo un attimo ma non siamo sazie allora mi guida in un nuovo gioco erotico, mi fa coricare sopra di lei, si spalanca la fica con due dita, mi dice di fare altrettanto, le parti interne delle nostre vagine le più sensibili vengono a contatto, togliamo le dita e lei inizia a far strusciare i clitoridi l’una contro l’altro ed io adeguo al suo movimento il mio mentre sale io discendo e viceversa. Adesso le ho abbrancato le chiappe elastiche e la scopo forsennatamente intanto che lei introduce due dita nel mio culetto vergine. Gli orgasmi si susseguono fino a sfinirci, poi giaciamo esauste e contente e lei mi dice: «Fra poco è sabato e poi domenica; abbiamo due giorni tutti per noi…» Forse non ho esaurito tutta la linfa, perché la mia fica ricomincia a colare, allora Delia va a leccarla e già che si è mossa mi mette la fica sulla bocca.

 

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Iana

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«Nei nostri paesi si comincia a mettersi il vestito nero al primo lutto in famiglia, e difficilmente ce ne priviamo per dei lunghi periodi; se poi muore il marito, lo si porta perennemente. Questo è successo a mia suocera Iana (Sebastiana), che a venti anni era già vedova e con un figlio di due…» Stavo raccontando la mia vita, trascorsa in un paese del sud, in un freddo pomeriggio di febbraio, alla direttrice della scuola di Bergamo, dov’ero venuta a fare supplenza, mentre eravamo nel letto della camera, che m’aveva sub affittato. Quello di raccontarci aneddoti piccanti, era diventato il nostro preludio al sesso intanto che portavamo, con baci e carezze intriganti, le nostre fiche al giusto punto d’ebollizione. Avevo infatti interrotto il racconto perché m’aveva spinto la lingua in bocca ed incastrato una mano nelle guaina viscida, fino alla nocca del pollice. L’aveva poi tolta e riposizionatasi supina, aveva preso a leccarsela, intanto che con l’altra continuava ad accarezzarmi il sesso, ricevendo da me l’identica attenzione.

Io sono Katia ed ho un particolare intuito per le porcelline; quando mi trovo a tu per tu, con una nuova conoscenza femminile, la guardo intenzionalmente, proiettandola in una mia ben predisposta fantasia erotica; in quel modo verifico se lei è entrata in sintonia con me.
Così è successo quando mi sono presentata, io terroncella, il primo giorno nel suo ufficio. Dopo avere esaurito le poche pratiche burocratiche, mi ha accompagnato alla porta tenendomi per mano, ma prima ancora d’aprirla, c’eravamo trovate abbracciate, con le lingue impegnate a schermagliare.
M’aveva poi accompagnato verso l’uscita. 
«La nuova supplente Katia, viene ad abitare da me; l’accompagno e ritorno immediatamente.»
«Ci stia pure tutto il tempo che le occorre direttrice, che qui ci penso io.» Era stata la risposta della florida bidella, che m’aveva guardato con malizia.
«Sai già che mi chiamo Lorna, sono separata, ho un figlio che frequenta l’università a Milano e che vive col padre.» M’aveva detto, intanto che mi spogliava, per poi sistemarmi con le chiappe sulla sponda del letto e rimanendo vestita, s’era inginocchiata sul tappetino, facendomi una leccata, ancora più fantastica di quanto avessi immaginato.
«Ora vado. Mi tengo di proposito la voglia della tua lingua. Sistemati e se sai cucinare prepara qualche cosa per pranzo; arriverò dopo il tocco dell’una.
Era nata così una convivenza perfetta.
«Ti chiederai se da quel momento, mia suocera ha vissuto di masturbazione…» Avevo intanto ripreso il racconto: «…niente affatto. Si d’accordo, non aveva disdegnato i ditalini, tuttavia, dovendosi recare spesso in città, per fare degli acquisti concernenti il suo lavoro di sarta, aveva consultato un ginecologo, che le aveva procurato un diaframma vaginale. Con la certezza di non rimanere incinta, aveva messo in atto un buon stratagemma. Il suo stato di vedova era evidente, allora si faceva notare da qualche uomo che le interessava, si fingeva una lavorante affranta che aveva perduto i soldi che la sua padrona le aveva affidato, e faceva capire d’essere disposta a tutto, pur di conservare il suo posto di lavoro. Una volta a letto si scatenava, dicendo che erano talmente rare le volte che faceva sesso, che avendo avuto la fortuna di trovare un uomo esperto come il partner di turno, voleva approfittarne per fare indigestione d’orgasmi. L’uomo, ingoiava l’esca, l’amo e la canna completa di mulinello; lei fingeva di telefonare alla fantomatica datrice di lavoro, per dirle che non tutta la merce era pronta e rimaneva in città, ospite del maschio, che la manteneva in casa propria, oppure in albergo, fino a che, ridotto ad una maceria, dopo l’ennesimo pompino, le dava una cospicua mancia, purché se ne tornasse al paese, che logicamente non era quello dove aveva detto di risiedere, così come era inesistente il numero di telefono lasciato all’individuo spompato, senza neanche più la forza d’alzarsi da letto.

Questo giochetto l’ha portato avanti per quasi quindici anni, fino a che non ha sorpreso suo figlio quindicenne, un bamboccio un po’ imbranato, seduto sul bidè, col cazzo immerso nell’acqua calda, intento a masturbarsi, tenendosi premuto sul volto, un paio delle sue mutandine, tolte dal cesto della biancheria da lavare. Aveva allora capito, che le strane macchie, da lei attribuite a perdite vaginali, che trovava nei suoi indumenti intimi, erano invece prodotte dalle sborrate che ci faceva il ragazzo. Gli s’era inginocchiata fra le gambe e l’aveva fatto venire con un pompino, succhiando il cazzo più robusto che le fosse mai capitato di maneggiare.
La corriera diretta in città, non l’aveva mai più presa.»
Non avevo potuto proseguire perché Lorna, con le ginocchia ai lati della mia testa, aveva appoggiato i palmi al muro e m’aveva calato sulla faccia la sua fica gocciolante. Le stille dei suoi umori m’erano colate in bocca, mentre i miei due indici, abbinati, le penetravano nel culo elastico, così che, mentre gli leccavo il clitoride, s’alzava ed abbassava, per impalarsi l’ano  con le mie dita. Poi mi s’era allungata sopra, io come da copione, m’ero allargata le labbra, e lei s’era strusciata, sulla parte tenera della mia vagina, con la sua, ricoperta di morbido pelo. Era questo suo modo d’eccitarmi, che mi faceva impazzire. 
«Continua.» Mi disse e mi s’inginocchiò di fianco per accarezzarmi la fica con i capezzoli. Altro che porcellina; Lorna era una porca che andava ben oltre le mie più sfrenate invenzioni erotiche.
«La sera stessa aveva ospitato il ragazzo nel suo letto, se l’era fatto inginocchiare di fianco, e gli aveva insegnato a leccarle la fica, indicandole lei stessa, i punti dove voleva essere sollecitata e l’impeto con il quale doveva farlo. Aveva aspettato d’essere prossima all'orgasmo, per dirgli:
«Dammelo in bocca gioia, così godiamo assieme.» S’era sentita le guance forzate da quella minchia fuori ordinanza, che quasi non riusciva a succhiare, fu il ragazzo che mosse il bacino avanti ed indietro, come se stesse chiavando. Gli zampilli densi, dovette ingoiarli rapidamente per non soffocare; ci riuscì solo parzialmente, ed il resto dello sperma gli scivolò lungo la guancia, fino sul collo.
«Sei stato bravo, però ora riposati, vai magari a vedere un film alla tivu, che io t’aspetto qui.»
Quando un paio d’ore dopo il ragazzo era tornato, aveva voluto essere lei ad impalarsi. Gli aveva scavalcato il bacino, mettendole le ginocchia ai lati delle anche e s’era allargata la fica con le dita:
«Ti piace la fica di Iana. È vero nicu? Allora picchiala con il tuo bel bastone.» Dicendolo s’era inarcata all’indietro ed il ragazzo aveva iniziato a martellargliela con dei colpi violenti, che gli facevano gonfiare il clitoride; l’aveva incitato ad essere sempre più brutale, fino a quando aveva avvertito le avvisaglie dell’orgasmo serpeggiarle lungo la spina dorsale, allora s’era messa dritta, gli aveva cosparso per bene quel mostro di cazzo, con della crema, poi se l’era fatto imboccare e con un colpo deciso l’aveva inglobato, sentendo la cappella, che come un ariete, le impattava l’utero. Iniziò ad alzarsi ed abbassarsi, ad ogni discesa le fitte all’interno della vagina erano lancinanti, ma il piacere andava ben oltre il dolore, al punto che la sofferenza ne era complementare, aumentando a dismisura l’intensità dell’orgasmo. Ansava e godeva; il ragazzo che aveva da poco prosciugato con il pompino, tardava a venire, ed allora i suoi orgasmi si moltiplicavano, fino a raggiungere l’acme del godimento, dove oltre c’è sofferenza, e fu a quel punto che sentì l’asta terremotarle l’interno della vulva, facendole urlare tutta la sua gioia. Alla fine s’era abbattuta esausta, con il viso di fianco a quello del ragazzo, che incuriosito andava con una mano a brancicarle le tette, e con un dito dell’altra in esplo-razione nel solco fra le natiche. Iana ansimando se l’era guidato dentro il culo.

È il periodo dei “vibro days”. Ho le mestruazioni e Lorna le sta aspettando; non ho il coraggio di dirle che sono feticista, che gli effluvi forti mi eccitano; allora la prendo alla larga, raccontandole degli altri aneddoti.
«I primi vestiti post adolescenziali, me li confezionava Iana; quando andavo per le prove m’eccitavo per l’odore forte, che il suo corpo emanava ed era quello lo stimolo per i ditalini che mi facevo a profusione ad ogni occasione. Correva l’estate dei miei sedici anni, quando ero entrata nuda e di proposito, nel gabinetto dove Iana stava orinando, m’ero messa a cavalcioni delle sue gambe e le avevo pisciato sulla fica, intanto che la baciavo con foga. Non aveva reagito, non poteva permetterselo, poiché tutte le donne della mia famiglia, erano sue clienti. L’avevo fatta alzare, per poi inginocchiarmi, introdurle la testa sotto la gonna e provare per la prima volta a leccare una fica. M’aveva lasciato fare, il gusto delle nostre orine era mischiato a qualche cosa di vagamente conosciuto, tuttavia lappavo quegli umori disordinatamente, intanto che mi masturbavo. Dopo avere goduto m’ero alzata ed avevo visto l’immagine nello specchio, della mia bocca sporca di sangue.
«Lavati puttanella; poi vieni di la che ti faccio vedere io come si lecca una fica…»
«Le hai leccato la fica mestruata?» Mi chiede Lorna.
«E non è stata l’unica volta.» Le rispondo.
«Mi piacerebbe provare.» Dice.
«Eccola pronta.» Lorna comincia a chiavarmi col vibratore intanto che mi lecca il clito, poi la sua curiosità si trasforma in libidine, allora abbandona ogni remora, toglie l’attrezzo e me la lappa con ingordigia, intanto che mi da la sua vagina da leccare, e puntuale come ogni mese e proprio durante il nostro amplesso, il signor marchese viene a fare visita anche a lei.
«D’ora in avanti, invece dei “vibro days, faremo quelli delle “leccate no stop”. Dai racconta Draculina.» Mi dice Lorna con la faccia imbrattata da clown, al pari mio.
«Quel giorno avevo raggiunto Iana nel laboratorio, m’aveva fatto sdraiare sul tavolo dove tagliava le stoffe e m’aveva detto:
«Non l’ho mai fatto. Però credo di riuscirci un po’ meglio di te.» E m’aveva fatto godere, con un’intensità che non avevo mai provato. Poi aveva concluso:
«Questa è stata la prima e l’ultima volta; perché a me piace il cazzo…» Poi vedendo che stavo quasi per piangere, aveva aggiunto:
«Anche se la tua topina non mi è dispiaciuta.»
Seppi solo in seguito che avevo sbagliato il momento dell’approccio: era successo pochi giorni dopo che aveva cominciato a chiavare con suo figlio.
Il pensiero della fica di Iana divenne la mia persecuzione, allora m’inventai un escamotage; circuii quel sempliciotto e mi feci portare in casa loro, come sua fidanzata.
«Se vorrai continuare a chiavarlo ancora, devi fare l’amore anche con me.» Le dissi all’uscita di Chiesa, il giorno del nostro matrimonio:
«Sei una gran puttana e lesbica; tuttavia mi piaci. Bada però di non far soffrire mio figlio.» Fu la sua risposta.
«Soffrire? Lo farò godere e tu m’aiuterai.

I pochi giorni del viaggio di nozze, ero stata mestruata ed il mio sposo s’era dovuto accontentare dei pompini e da tontolone qual’era, m’aveva detto con il massimo candore:
«Iana me li si sa fare più bene.» Avevo riso contenta, perché stavo lambiccandomi per coinvolgerlo in un menage a tre.
Di ritorno a casa, si prospettò il problema della mia deflorazione; già che io non vado matta per il cazzo, in più quello non era un pene, bensì un mastodontico membro super da concorso. Iana con gli occhietti maligni, mi diceva:
«L’hai voluto ed ora te lo prendi.» Al che, avevo ribattuto:
«Se vuoi che tuo figlio mi chiavi, poi devi essere tu a farti inculare.» Lo sguardo le si fece ridente.
«Brutta stronza! È da un po’ che coltivo questa libidine; ora me lo farò fare con ancor più piacere, perché ho il permesso della legittima consorte.»
Predisponemmo il mio sacrificio con ogni cura, coprendo un tappeto con un telo di nylon, mettendoci sopra delle vecchie coperte e rivestendo l’improvvisato giaciglio, con un telo da bagno. A quel punto, Iana unse per bene con dell’olio di vaselina il cazzaccio del ragazzo e le disse di tenersi pronto, che l’avrebbe aiutato lei. Ci posizionammo a sessantanove ed io potei finalmente riassaporare la fica di mia suocera, che mi diede immediatamente delle sensazioni inebriati. Anche lei cominciò a leccarmi e godetti immediatamente, fu il segnale che attendeva:
«Ficcala adesso.» Fu il suo comando perentorio ed immediatamente sentii in basso nella fica, il contatto caldo della cappella contro le tenere labbra interne della mia fichina vergine. Da quel mo-mento ci fu lo sconquasso. Mio marito aveva avuto l’identica sensibilità di un orango; m’aveva maciullato l’imene con un unico colpo proditorio, poi, incurante dei miei lamenti, mi aveva sbattuto con foga animale. La mia fica era un inferno, gli spasmi e le fitte si susseguivano a ritmo incalzante, avevo smesso di leccare quella di Iana e da quel segnale inequivocabile, lei aveva capito che soffrivo davvero.
«Piantala animale!» Aveva bofonchiato.
«No, che sto per venire…» Iana allora gli aveva stretto i coglioni nel pugno, facendolo desistere.
«Vai in bagno e riempi il bidè, intanto che io faccio godere sto cretino.» E mentre andavo tamponandomi col telo, sentii mio marito che le diceva:
«Voglio la tua fica, quella di Katia è troppo stretta e mi fa male.» E Iana che gli rispondeva:
«S’allargherà. Vedrai che s’allargherà e quando ci ballerai dentro glielo metterai nel culo; però prima dovrai fare la prova con me. Sei contento?.» Allora malgrado il bruciore mi fermai a guardarli.
Iana gli si mise a cavallo, fagocitò il mostro imbrattato del mio sangue dentro la sua caverna viscida, e con occhi sognanti, se la fece trivellare da quella perforatrice umana.
«Con un cazzo simile, è il miglior sistema; però in questo modo non saresti mai riuscita ad auto deflorarti.» Mi diceva Iana intanto che saliva e scendeva con espressione beata, su quel magnifico randello, che in seguito sarei riuscita ad apprezzare pure io.
«Perché non li fai venire qui per Pasqua?» Mi chiede Lorna.
«Stavo appunto per chiedertelo.» Le rispondo e ricominciamo a leccarci.

 

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Ultima corsa

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Lunedì 5 gennaio, ero al posteggio di Loreto col mio taxi in attesa del mio cliente e pensavo” se mi porta vicino a casa o verso casa finisco”, troppo freddo, troppo umido, avevo i piedi congelati, erano circa le 19 e 20 quando arriva il cliente, sale e mi chiede di portarlo per primo in Ponte Seveso da un orologiaio e poi a casa in val di Nievole, parto e parlando capisco che il cliente è delle parti del Marocco o giù di lì, lui mi conferma di essere Tunisino, allora gli dico che leggendo una rivista sono venuto a sapere che il 60% dei marocchini di Casablanca sono di tendenza gay, lui mi conferma di averlo letto e mi chiede se per caso io fossi gay, io allora gli rispondo che sono bisessuale, nel senso che con le donne sono uomo e con gli uomini sono donna;
lui mi guarda con un sorriso a 32 denti; intanto siamo arrivati in Ponte Seveso, dopo che il tunisino è uscito dall’orologiaio mi si è seduto di fianco, e mentre guido mi mette un braccio sul collo, la sua gamba sinistra si è aperta e con la coda dell’occhio vedo che lo zip dei pantaloni è completamente giù, lui con la mano destra si massaggia lì sulla patta, vede che con la coda dell’occhio guardo lì, dove è la sua mano destra, mi sorride ancora, mi fa l’occhiolino, ad un semaforo il suo braccio sinistro mi si stringe sul collo, mi si avvicina e inizia a baciarmi sulla guancia, l’alito è profumato, gradevole, ricomincia a baciarmi sempre più vicino alla bocca, io purtroppo devo guidare, devo stare attento alla guida, glielo faccio notare, capisce e si scusa, ma continua a baciarmi, ora vicino alle mie orecchie, i suoi baci diventano delle leggere leccate, io mi stò effettivamente eccitando, questo tunisino mi stà conquistando, mi stà seducendo, il tunisino capisce che mi ha toccato una parte sensibile, allora la sua lingua si fa prepotente, la sua lingua sulla mia orecchia destra mi stà sconvolgendo, faccio fatica a guidare, tutto il mio corpo si sa illanguidendo.
”Ti piace ciò che ti stò facendo?continuo?”
“Siii, ti prego continua, continua”, la mia voce è un sussurro, ormai sono eccitato al massimo, il mio uccello è durissimo, la mia resistenza ormai è alle strette, se la mia era una vera resistenza!
Lui intanto ha estratto il suo uccello, non è grosso, forse non è ancora al massimo, ma ora è sui 15 cm.
E’ largo 3 cm. circa, bello, piacente, affascinante, il mio sguardo è attratto fortemente da quell’uccello.
“Vedo che ti piace, dopo te lo darò, vedrai come ti piacerà, prima però devo salutare degli amici, e poi sarai mia”; io non rispondo, lui intanto mi fa fermare davanti ad un bar, fuori ci sono due persone che lui saluta calorosamente, loro rispondono con altrettanto trasporto, poi mi vedono, vedono il suo braccio sulla mia spalla, vedono il suo uccello fuori dai pantaloni, allora gli chiedono di fermarsi a bere qualcosa e di presentarmi, lui mi guarda, mi sorride ed accetta, esce dalla mia auto, poi viene verso di me e mi apre la porta, mi prende la mano e mi aiuta a scendere, mi stà trattando come se fossi un a donna, la sua donna, mentre entriamo nel bar mi dà una bella palpata al sedere, prima di entrare mi dà i soldi della corsa; una volta nel bar, il mio amico mi presenta ai suoi due amici:
“Questo è Ivano, ci siamo conosciuti da poco, ma è bastato poco per far sì che sia diventata la mia femmina, è una persona dolcissima”.
Loro mi guardano incuriositi, io entrando nella parte mi stringo ad Assad ”il suo nome”, gli metto un braccio alla vita, gli amici mi guardano sorridenti, si congratulano con Assad, sento ancora la mano di Assad sul mio culo, mi piace,e dopo aver bevuto la mia birra chiedo di poter uscire,la cosa incredibile, a me e più che altro ad Assad ed i suoi amici: la mia voce esce con una tonalità femminile, estremamente femminile, Assad mi guarda felice ”mia cara, frà poco sarai mia, mia, ti voglio mia”, io mi stringo ancora di più a lui ed usciamo.
Dopo circa 5 minuti siamo a casa sua, mi fa entrare e poi si mette dietro di me, mi abbraccia e ricomincia a leccarmi le orecchie, la sua lingua mi stà portando in paradiso, le sue mani mi stanno spogliando, poi mi strizza i capezzoli, sento chiaramente dietro di me la sua eccitazione, me lo struscia su e giù per il sedere, poi mi prende per la mano e mi porta sul divano, lui si siede vicino, i nostri baci al calor bianco, le nostre lingue che fanno conoscenza della bocca dell’altro, poi estraggo il suo uccello e comincio a leccarlo lentamente, mi metto in bocca le sue grosse palle, lecco dall’interno quelle grosse bocce, poi risalgo con la mia lingua, Assad mi accarezza i capelli, sento che ciò che gli stò facendo gli piace moltissimo, sento il suo respiro eccitarsi, farsi corto, continuo a leccare l’asta, a dargli un vestito di saliva, poi lo prendo tutto in bocca, tutto lo tengo dentro, poi piano piano lo rilascio tenendo ben stretto le mie labbra sull’uccello, lo stringo a metà, sento ingrossarsi a dismisura l’uccello, sento lo sperma salire, a questo punto Assad si alza, mi abbassa i pantaloni, le mie mutandine rosa, mi prende le gambe e se le mette sulle spalle, sento il suo uccello toccarmi il culo, io sono eccitatissima, con una leggera spinta entra in me e comincia a scoparmi lentamente, il suo ritmo è lentissimo, ma i suoi colpi sono profondi, ogni affondo mi entra dentro sempre di più.
“Ti prego Assad, scopami, dai, fammi tua, fai di me la tua troietta, voglio essere tua, dai, riempimi il culetto di sborra, dai, dai, mio signore scopami, scopa la tua troia”.
Assad ha aumentato subito il ritmo della scopata, fino a diventare frenetica, ”Amore mio, frà poco sarai mia, la mia donna, tu sarai la mia donna, ti renderò mia donna, truccandoti e vestendoti da donna e ti darò un nome delle mie parti, ora stò venendo, siiii, eccomi, eccolaaaa”;
la sua calda sborra mi ha riempito tutto il buco del culo, mi sentivo sua, lui mi è venuto vicino e sempre col suo uccello nel mio culo, ci siamo baciati tenerissimamente, poi è uscito da me, il suo uccello aveva ancora della sborra addosso, allora mi sono preso in bocca il suo uccello e l’ho pulito perfettamente.
Alla fine mi ha denudata tutta e mi ha fatto provare degli indumenti arabi femminili, mi ha un po’ truccato e vedevo che il risultato gli piaceva molto.
“Tti giuro che sarò tua ancora tantissime Assad purtroppo devo andare”
“Va bene tesoro, vai pure, ho capito che sono importante per te, come tu lo sei per me”.
Dopo che ci siamo baciati ancora sono andato a casa mia, sentendo addosso a me il sapore dei nostri baci, e...sentendo nel mio culetto la sborra che si muoveva, ed ero felice.

 

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Sabato scorso 19 Dicembre

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Ero solo, finalmente, per circa 3 ore, mia madre era al parrucchiere e poi sarebbe andata da una sua amica;
appena in casa vado in cantina e prendo un sacco, una volta risalito in casa.
Estraggo le mie calze autoreggenti nere a rete, la mia mutandine di raso rosa, la gonna cortissima nera, la camicia rossa con volant con inseriti delle tette della 5 misura, la parrucca rossiccia molto lunga, le scarpe con tacchi di 7 cm.
Vado in bagno e mi trucco leggermente, mi guardo”non sono una figa però sono piuttosto carina”, sento suonare il campanello, vado alla finestra e vedo due persone, un ragazzo giovane, carino e una femmina molto appariscente, mi guardo ancora e mi vedo donna quindi apro.
I due giovani si chiamano Luis e Rebecca, sono giovani e molto carini ,vedo che mi guardano con curiosità, molta curiosità, mi girano attorno più volte, poi Luis mi guarda in viso e mi dice
”Bè per essere un travestito è veramente molto attraente, molto sexy, lei in casa è sempre così o deve prepararsi per qualche festa?”
“Si, veramente devo confessare che quando sono solo sono sempre così, mi sento nel mio essere”, dicendo così ho cercato di fare la voce più femminile mia possibile e molte volte riesco talmente bene che al telefono mi prendono proprio come una femmina, e anche Luis si complimenta con me.
“Complimenti la sua voce è proprio femminile, sembra proprio quella di una donna sexy come è lei”
“Grazie, ma perché avete suonato al mio campanello?”
“Noi siamo rappresentanti di profumi e tutto ciò che serve per abbellire una donna”
Rebecca non aveva pronunciato parola ma i suoi sguardi erano molto eloquenti, mi avrebbe violentata sul posto, lei seguiva Luis senza staccarmi gli occhi di dosso; Luis ad un certo punto apre la valigetta con tutto il campionario, mi espone tutti i prodotti, esaltando le virtù di tutti i campionari, ad un certo punto mi fa avvicinare al tavolo, la valigetta è in mezzo ed io mi devo chinare in avanti per vedere meglio, fatto questo mi sento subito dietro il ragazzo, subito mi abbraccia, facendomi sentire tutta la sua eccitazione, mi alza la gonna, mi abbassa la mutandine ed inizia a leccarmi il culetto, io sono stesa in avanti e davanti a me vedo Rebecca che si è abbassata la gonna e la mutandine e così estrae un uccello già duro, subito me lo mette in bocca e subito inizia a scoparmi in bocca, il suo uccello è enorme ed io faccio fatica a prenderlo tutto, ogni tanto sento dei conati di vomito, ma comincio ad essere eccitata anch’io, la situazione mi piace molto e Rebecca capisce bene la mia bravura nei pompini
”Ohhhh, si, che brava che sei, una pompinara nata sei, ohhh che goduria, siiiii, daiii”
“Rebecca non venire che dopo Luis mi scopi tu dai, aspetta”,
difatti Luis dopo avermi leccato per bene il culo mi è entrato dentro con un colpo solo, e subito ha iniziato a scoparmi con foga, ogni colpo suo l’uccello di Rebecca mi entrava in gola, Luis intanto che mi scopava mi dava delle pacche sul sedere, “Mia bella troietta, hai il culo già largo, molto largo, ti piace prenderlo”
”Ohhh, si, dai scopami, riempimi di sborra, prendimi, prendimi”
”Si, troia, sei mia, la mia zoccola, ora ti riempio, eccomiiiiiii”, il mio culo si riempì di calda e tanto sperma, Luis mi è rimasto ancora dentro un po’, Rebecca intanto si era spostata a fianco di Luis, allora io libero davanti, potevo così abbassarmi e pulire per bene l’uccello di Luis dalle ultime gocce di sperma, fatto questo Rebecca spostò Luis ed in un colpo secco entrò in me anche lei, il suo uccello era molto più grosso del ragazzo e nonostante il mio culo sia già stato per così dire già “oliato”sentii un po’ di dolore, ma lei era scatenata, eccitata, iniziò a scoparmi con forza, quasi violenza, sembrava che volesse col suo uccello entrare tutta in me, in breve tempo però il dolore sparì e la goduria mi pervase con un calore intenso, in breve tempo ero diventata la cagna di Rebecca che imperterrita continuava a trivellarmi.
”Dai troietta, fatti scopare, ora e dopo sarai mia, la mia puttana e finito di scoparti mi darai il cellulare e ti chiamerò e ti scoperò, ti scoperò e ti scoperò, sei la mia zoccola, la mia troia, mia succube ed io sono tua padrona”
“Si padrona, sono tua, ma scopami sempre, riempimi, fammi diventare tua succube, sono la tua puttana e mi potrai dare alle tue amiche per saziarmi di sperma””Bene così, ora ti riempio, si, si, siii, ora ti riempio, la tua sottomissione mi ha eccitata, eccomi, eccomiiii”
Il mio uccello si riempì ancora di sperma, ripulii l’uccello con estrema cura, poi Rebecca per ribadire la mia sottomissione volle che gli baciassi i piedi e la mano, alla fine mi accarezzò i capelli e prima di andarsene mi baciò appassionatamente
“Ora tu sei mia, il tuo nome ora è Luisa e quando ti chiamerò verrai subito e mi soddisferai”
“Si padrona, sono la tua schiava”. Poco dopo se ne andarono, prima di uscire baciai ancora la mano alla mia padrona.

 

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Sara e Silvia

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Il caldo opprimente di agosto si intrufolava dalle finestre nella mia stanza, vestendo la mia fronte di un sottile velo di sudore.
La mia pelle calda e umida soffriva il contatto con quell’aria tiepida che troppe volte si era fatta sentire durante le ore di studio e il mio cervello reclamava una pausa da vari quarti d’ora.
Mi alzai dalla sedia posta di fronte alla mia scrivania e raggiunsi rapidamente la cucina; la stanza era avvolta nell’ombra più totale e, per qualche secondo, avvertii un lieve brivido percorrermi le parti intime.
Cercai nel frigorifero la mia bottiglietta di cedrata e, una volta trovata, ne assaporai il contenuto. Mentre quel liquido dissetante percorreva il lungo tratto del mio intestino, sentivo il velo di sudore scivolare alla mia fronte per lasciare spazio ad un momentaneo refrigerio. Ebbi un’erezione involontaria e non potei fare a meno di saggiare la consistenza del mio membro, che, con audacia e disprezzo, cercava di prevalere sul mio abbondante costume da bagno.
Da qualche giorno i miei genitori erano partiti per una lunga crociera e, dato che non avevo fratelli o sorelle, non mi feci troppi problemi a girare nudo per casa anche durante le ore del giorno.
Nessuno poteva vedermi, dato che ero all’ultimo piano del più alto palazzo del quartiere, per cui la mia libertà alimentata dall’anarchia mi aiutarono a privarmi delle inibizioni che solitamente condizionavano il mio abbigliamento domestico.
Era pomeriggio inoltrato e i libri di scuola erano un diversivo assai poco intrigante per trascorrere il tempo. Tuttavia, l’esame di tecnica bancaria era alle porte ed io ero ancora molto indietro nella preparazione.
Passando di fronte allo specchio di camera mia e valutai il mio corpo. Ero alto e abbronzato, con occhi scuri e capelli castani, schiariti dal sole estivo, perennemente raccolti in una coda da cavallo. All’epoca avevo un fisico atletico, che curavo ogni giorno con interminabili serie di esercizi e del quale ero assolutamente orgoglioso.
Tutto sommato non potevo lamentarmi della mia vita: ero giovane e bello, non facevo uso di droghe, la situazione economica della mia famiglia non mi faceva mancare nulla e la mia ottima media universitaria mi avrebbe consentito l’accesso ad un lavoro prestigioso. Tutto andava secondo i piani.
Decisi di concedermi il resto del pomeriggio libero e, considerata la solitudine in cui vivevo in quei giorni, decisi di accomodarmi in soggiorno e gustarmi un film porno.
Ne scelsi uno dalla collezione privata dei miei genitori, facendo molta attenzione a non lasciare tracce del mio passaggio: entrambi erano convinti che io non sapessi nulla dei loro svaghi notturni e, detto sinceramente, a me stava bene così.
Seguii il film con scarsa attenzione, accarezzandomi di tanto in tanto le parti intime. Da circa un mese mi ero lasciato con Martina, senza troppo dolore a dire il vero, e da allora non mi ero ancora concesso una sana scopata. La mia ex era stata sorpresa da un mio caro amico e fare un gioioso pompino a uno sconosciuto durante una festa. Questo la dice lunga su quanto Martina fosse zoccola, ma mi diede anche un pretesto per mollarla definitivamente. Da qualche tempo avevo iniziato a puntare una mia compagna di facoltà davvero arrapante di nome Amanda, una rossa con due tette da urlo e un culo da applausi, ma che, a causa di Martina, non ero ancora riuscito ad invitare a cena. Ora che ero finalmente libero, dopo l’esame avrei dedicato anima e corpo a sbattermela senza pietà. Iniziai a masturbarmi pensando a lei, con il mio porno come sottofondo.
La scena del film era un classico: una donna di colore stava riempiendo i suoi orifizi con i mastodontici uccelli di alcuni suoi connazionali, ululando di piacere e, talvolta, digrignando i denti per il dolore.
Procedevo ad accarezzarlo molto lentamente, quando il citofono mi riportò con i piedi per terra. Svogliatamente mi alzai per aprire, senza preoccuparmi di spegnere il televisore o mascherare ciò che il videoregistratore stava proiettando.
Andai alla porta di ingresso e attesi l’arrivo della mia ospite. Sara, una mia compagna di corso, mi aveva anticipato che sarebbe passata a riprendere gli appunti che mi aveva prestato e, con la scusa di farsi ringraziare, era riuscita a strapparmi un invito a cena.
Sapevo che aveva secondi fini nei miei confronti e decisi che quella sera le avrei dato ciò che da tempo cercava e bramava.
Con mio sommo stupore constatai che Sara si era portata un’amica.
“Ciao Carlo. Scusa il ritardo, so che mi aspettavi mezz’ora fa, ma ne ho approfittato per andare a prendere mia cugina in aeroporto. Sarà ospite da me per qualche giorno, così l’ho invitata ad unirsi a noi. Spero non ti dispiaccia.”
Come no?!, pensai, non vedevo l’ora di farmi rompere le palle a morte da te e da quest’altra svampita di tua cugina mentre vi raccontate i cazzi vostri!
“Ci mancherebbe – dissi invece, con un falso sorriso stampato sul volto – tua cugina è la benvenuta. Prego, entrate pure.”
“Piacere, io sono Silvia”, disse la piccola stronza con un forte accento bergamasco. “Carlo. Accomodati e fai come se fossi a casa tua!”

Non potei fare a meno di imprecare mentalmente, sapendo che quella piccola sorpresa mi avrebbe impedito di chiavare anche quella sera. Senza tradire la minima emozione, tuttavia, le accolsi con il migliore dei miei sorrisi e feci loro strada fino al soggiorno dove invitai entrambe ad accomodarsi. Immediatamente sbiancai quando mi accorsi che non avevo spento il televisore.
Nell’esatto momento in cui le mie ospiti si sedettero sul divano, la mora protagonista del lungometraggio subì una doccia di sperma fresco , accompagnando il maquillage con gridolini e gemiti di approvazione. Imbarazzato come un ladro, non mossi un muscolo per qualche secondo.
Pensò Sara a rompere il ghiaccio:
“Carlo – disse con un tono misto tra malizia e divertimento – potevi almeno interrompere la proiezione! Che figura mi fai fare con mia cugina?”
“Non preoccuparti, tesoro – rispose subito Silvia – i miei amici sono sempre davanti a questi film e ormai ci sono abituata.”
Ad occhio e croce, Silvia doveva avere all’incirca 17 anni; era alta e bionda, un po’ larga di fianchi e con il viso ancora segnato dall’acne. Tra qualche anno sarebbe diventata indubbiamente carina, ma nel mio soggiorno appariva ancora goffa e acerba.
Sara, invece, era mora e formosa. I capelli lisci le incorniciavano il viso perfetto e la sua pelle abbronzata risaltava sotto il top bianco che indossava.
“Chiedo scusa –riuscii a dire, finalmente – ero sovrappensiero e non me ne ero accorto. Spengo subito.”
“ No, lascia – intervenne prontamente Silvia – come ti dicevo prima, non mi crea alcun problema e poi quegli attori hanno degli arnesi favolosi!”
“Silvia….”, disse Sara con un sorriso un po’ scandalizzato, anche se si capiva lontano un miglio che la visione stava intrigando anche lei.
Hai capito le troiette?, pensai tra me e me. Se aggiungo qualche bicchiere di vino alla proiezione, finisce che stasera me le scopo entrambe.

Uscii rapidamente da quella sensazione di empasse e feci gli onori di casa, da bravo anfitrione. Era ancora presto per la cena, per cui preparai un aperitivo e qualche stuzzichino per intrattenere le due cuginette.
“Per me analcolico!” sottolineò Sara
Col cazzo!, pensai tra me e me.
A quel tempo mi sbizzarrivo parecchio nella preparazione dei cocktail ed ero diventato abbastanza bravo a miscelare quelli a base di frutta. Questa particolare conoscenza si rivelò provvidenziale.
Preparai tre bicchieri di “analcolici” alla frutta, all’interno dei quali avevo aggiunto qualche goccia di vodka e gin. Feci molta attenzione alle dosi, in modo tale che il sapore dell’alcol venisse sapientemente mascherato. Il mio primo assaggio mi confermò il buon esito dell’operazione! Chiacchierammo sorseggiando dai nostri bicchieri, mentre la proiezione del film proseguiva ininterrotta.
Preparai un altro aperitivo.
“Questa volta, però, ci concediamo qualcosa di più forte! – dissi – Non accetto rifiuti!”
“D’accordo – disse Sara – però soltanto uno. Lo sai che quando bevo perdo il controllo…”
E’ proprio questo il mio obiettivo, stupida cagna bocchinara. Tra non molto farò a te e a quell’oca di tua cugina una festa che ricorderete a lungo.
Preparai tre negroni particolarmente forti e sfidai le signore a berseli tutti d’un fiato.
“Tu sei matto! Non ci penso nemmeno!”, piagnucolò Sara
“E dai, cugina: non fare la guastafeste! Divertiamoci un po’ per una volta! E’ estate e domani possiamo dormire fino a tardi: lasciati andare!”
Un po’ riluttante, Sara tracannò il liquido scuro che riempiva il suo bicchiere e ruttò rumorosamente. Iniziò a ridere: era fatta!
Silvia, invece, dimostrava di sapere reggere bene gli alcolici, ma la dose contenuta nell’ultimo drink aveva sortito un certo effetto anche su di lei. Serviva il colpo di grazia.
“Complimenti Silvia! – le dissi – così giovane e così navigata! Scommetto che non riesci a reggere anche il mio!”
A dire il vero, ne avevo bevuto circa metà, ma io avevo una soglia di resistenza altissima e avrei potuto deglutirne altri due senza accusare il minimo cedimento.
Con mio sommo stupore, Silvia mi strappò il bicchiere di mano e cominciò a bere. Lo fece in modo rozzo e scoordinato, tanto che si macchiò il top rosso.
“Oddio, guarda che cosa ho fatto… - disse con la voce lievemente impastata – Ora mi tocca spogliarmi. Però non mi guardare!” disse ridacchiando. Si levò il top e constatai con piacere che non portava il reggiseno.
“Complimenti Silvia: hai davvero due belle tette!”
Era vero, aveva proprio un bel seno. Piccolo, ma sodo e perfetto, con due capezzolini scuri e sporgenti.
“Sei un porcellino” – intervenne Sara sghignazzando – “scommetto che apprezzeresti di più le mie” “Beh, vediamo… forza, alza il sipario”
Sara si morse un labbro e mi lanciò un’occhiata malandrina, dopodichè si alzò la maglietta e si abbassò il reggiseno. Aveva un seno splendido, molto più maturo di quello della cugina e molto, dico, molto più grosso. I suoi capezzoli erano già turgidi e puntavano dritti verso di me.
Si alzarono in piedi e si misero una a fianco all’altra:
“Allora? – disse Sara – Chi di noi due ha le tette più belle?”
“Non saprei, avete entrambe tette splendide…per decidere dovrei saggiarne la consistenza!” Prima che potessero rispondermi, mi alzai e mi avvicinai a quelle due fighe mezze nude. Sentivo i loro respiri farsi affannosi e vedevo il mio momento magico sempre più vicino.
Appoggiai una mano sul petto di Silvia e, nell’esatto momento i cui lo feci, sentii la mia giovane ospite sussultare di eccitazione. Le accarezzai il seno e notai i capezzoli farsi ancora più duri, fin quasi a diventare due spilli. Ne strizzai uno, provocandole un gridolino di godimento.
“Ehi, non farla tanto lunga: devi sentire anche le mie!”, si intromise Sara con un pizzico di lussuria nella voce.
Senza farla attendere ancora mi avvicinai a lei e iniziai a baciarle il collo. Lei mi lasciò fare e, ansimando, mi fece capire che stava gradendo le mie attenzioni. La feci girare, ora la sua schiena aderiva al mio petto e, mentre continuavo a baciarle il collo, iniziai a toccarle il seno. La accarezzavo dolcemente e la baciavo con avidità, cercando di inebriarmi del suo intenso profumo di donna. Il suo sedere si muoveva lentamente contro il mio bacino, quasi a cercare un contatto con la mia virilità che in quel momento era particolarmente accentuata.
Abbassai una mano a cercare il suo sesso. Indossava una gonna elasticizzata in vita, senza bottoni o cerniere, che abbassai senza difficoltà e, una volta rimasta soltanto con gli slip, iniziai ad esplorarla curiosamente.
Nel frattempo Silvia si spogliò completamente e si avvicinò per rivendicare l’attenzione che avevo appena concesso alla cugina. Aveva i fianchi larghi, avevo visto giusto, ma era piuttosto soda e la sua fighetta era acerba e glabra, con un clitoride appena appena pronunciato.
Iniziò a strusciarsi contro la mia schiena e, mentre accarezzavo il corpo morbido e caldo di Sara, con fare impacciato mi sfilò il costume lasciandomi completamente nudo.
Sara era davvero eccitata. Le sfilai gli slip e cominciai a solleticarle il clitoride: ansimava rumorosamente e i suoi umori caldi mi impregnavano le dita del suo aroma.
La feci girare nuovamente e la baciai. Le nostre lingue iniziarono a cercarsi vogliose, mentre le nostre labbra si accarezzavano eccitate. Silvia, nel frattempo, mi baciava il collo e la schiena, mentre le sue mani inesperte accarezzavano il mio pene.
Mi spostai e permisi a Silvia di avvicinarsi alla cugina. Inebriate della loro stessa sensualità, iniziarono ad accarezzarsi e a baciarsi, talvolta ansimando e talvolta sorridendo complici. Dalla facilità con cui si muovevano, capii che non era la prima volta che vivevano un’intimità così profonda e la cosa aumentò il mio stato d’eccitazione.
Iniziai a masturbarmi, assaporando ogni istante di quella saffica intesa incestuosa e ammirando i loro corpi giovani e sodi intrecciarsi in un focoso sfregamento.
Silvia si inginocchiò e iniziò a spingere la lingua nella fessura fradicia di Sara che, abbandonato ogni pudore, iniziava mugolare di soddisfazione. Mi avvicinai e cominciai a leccare i seni di Sara, che lentamente scivolava nell’estati più assoluta. Spinse il mio viso fra le sue enormi tette e, tra un gemito e l’altro, afferrò il mio membro in tutto il suo vigore.
“Oddio, sì….fatemi venire con la lingua…mamma mia che bello…mmmh, Carlo…quanto è grosso… voglio accarezzarlo con le mie tette…”
Feci sdraiare Silvia supina, Sara sopra di lei per consentirle di continuare l’opera ed io mi accomodai sul bracciolo del divano per accontentare la richiesta della mia amica.
Mentre Silvia esplorava con maggiore insistenza l’intimità di sua cugina, Sara accolse il mio cazzo fra le sue grandi tette, iniziando a massaggiarlo con disinvoltura. Il mio glande pulsava di vibrante piacere: cominciai a muovere i fianchi per agevolare il movimento ed aumentare il ritmo. Accecato dalla passione mi alzai in piedi e puntai la mia asta rigida contro la bocca di Sara, che si allargò pronta ad accoglierla. Iniziò ad accarezzarlo con le sue labbra perfette e a passare la lingua sulla punta con sapiente maestria. Il piacere invase il mio corpo e cominciai ad ansimare, mano a mano che il mio membro veniva succhiato con sempre maggiore insistenza.
Mi tolsi dalla bocca di Sara, mi alzai e mi posizionai sopra Silvia. Infilai un dito nella sua vagina per accertarmi che fosse ben lubrificata. La troietta allargò le gambe per agevolare la mia penetrazione, che non tardò ad arrivare. Le sollevai le cosce e con un colpo secco fui dentro di lei. Entrai senza difficoltà e, ormai eccitato come non mai, iniziai a pomparla con violenza.
Ad ogni colpo, Silvia gemeva soffocando la voce tra le gambe di sua cugina. Afferrò il culo di Sara ed iniziò a spingere la lingua sempre più a fondo, provocando a Sara una serie infinita di orgasmi.
Istintivamente abbandonai la mia posizione e mi avvicinai alla mia compagna di scuola. La feci alzare e le ordinai di sedersi sopra di me dandomi la schiena. Sara si accomodò lentamente, mentre altrettanto lentamente scivolavo in lei. Le stringevo le tette mentre lei saltava sul mio bastone, urlando di piacere.
La feci alzare e poi sedere nuovamente, penetrando stavolta il suo culo carnoso e sodo. Silvia nel frattempo le aveva infilato due dita nella vagina e l’accarezzava freneticamente facendola impazzire dal piacere. L’afferrai saldamente e cominciai a muoverla in modo da assestarle colpi sempre più decisi, mentre Silvia attendeva impaziente il proprio turno.
Il doppio orgasmo di Sara fu dirompente: grondante di umori perse i sensi per alcuni secondi, per cui decisi di lasciarla riposare e di dedicarmi alla cugina, che nel frattempo aspettava frenetica che la montassi da dietro.
“Ti voglio dentro di me – disse Silvia impaziente – scopami, fammi godere come un gran puttana!” Iniziai a spingere dentro di lei con tutta la forza che avevo, mentre la troietta ansimava e gemeva. “ooh…sììì…cosììì…spaccami la fica… sfondamiiii….che bello…più forte…spingilo dentroooo!” Venne quasi subito, bagnando e lubrificando sempre di più il mio cazzo insaziabile.
“Vieni dentro di me, ma non nella figa…dai, mettimelo nel culo…fai piano, però…è ancora vergine…”
La impalai senza pietà, invadendole il retto con tutto me stesso.
“Ahiiiii…ti ho detto piano, cazzo… mi fai male! Esci, ti prego, fermati!”
Continuai a spingerlo dentro di lei come se non avesse parlato e, lentamente, sentii il suo dolore trasformarsi in piacere.
“Ti piace, vero? Si vede che sei una gran troia! Dillo che non hai mai chiavato così in vita tua!” “Sì…non sono mai stata scopata così…come sei bravo…vieni, fammi sentire il tuo calore…voglio tutta la tua sborra dentro il mio culo…dai…godi…oddio, vengo…vengoooo…”
Eiaculai dentro di lei tutta la mia voglia repressa. Una volta piena, Silvia si accasciò a terra esausta. Mi lasciai cadere a terra, stremato e appagato. Per qualche minuto rimanemmo in silenzio e scivolammo in un sonno leggero, dal quale ci destammo dopo qualche minuto per riprendere il discorso.

Continua...

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